NOVITÀ – VITO FRANCHINI Giustiziere della notte 2.0 . Ma anche molto di più.

VITO FRANCHINI

 Giustiziere della notte 2.0. Ma anche molto di più.

Capitano dei carabinieri nella vita, la scrittura è da sempre una sua grande passione. Ha fatto irruzione sul palcoscenico del giallo/noir con un libro dal titolo che cattura immediatamente - Il predatore di anime - e dal contenuto dirompente, grazie a un antagonista/eroe difficile da dimenticare.  Un romanzo che fa leva sui bisogni primari di noi “scimmie nude”, come l’Autore chiama gli umani sulla base dei suoi nutriti studi antropologici, e dal quale è veramente arduo staccarsi. Ne volevamo sapere di più e Vito si è prestato di buon grado a rispondere alle nostre domande.

Dopo esperienze come Autore indipendente, spiazzi il pubblico con un thriller contemporaneo pubblicato da una importante CE, ci racconti il percorso che hai seguito?

Le pubblicazioni da indipendente mi hanno permesso di allenarmi. Sono arrivato pronto all’appuntamento con la Giunti grazie a 4 romanzi storico-avventurosi ambientati in Africa che, nel tempo, hanno raggiunto molte persone e, spesso, sono stati modificati grazie ai loro suggerimenti.

Ormai era il momento di immergermi in mari meno lontani, quindi ho deciso di parlare di cronaca, attualità, di cose che vediamo tutti i giorni al telegiornale. In Giunti non hanno una collana adatta ai miei vecchi scritti, ma quando hanno letto il Predatore di Anime mi hanno chiamato subito, 3 giorni dopo l’invio della bozza. Ci siamo incontrati scoprendo che parliamo la stessa lingua; è stato davvero entusiasmante, per me. Mi hanno fatto sentire come un calciatore delle serie minori che viene chiamato in nazionale. A volte succede.

Il predatore di anime ha molte frecce al suo arco, in primis un antagonista molto speciale -ufficialmente un terapeuta shiatsu, nella realtà un uomo che supporta con metodi anche discutibili le vittime di stalking. È proprio intorno a questo personaggio, Nardo Baggio, che ruota tutta la vicenda. Nardo, basandosi su teorie antropologiche, sostiene che tutti siamo ancora delle scimmie, animali istintivi che, se non tenuti a freno, possono diventare vere e proprie mine vaganti. La sua funzione è quella di riportare l’ordine dove è andato smarrito, quando la legge si dimostra impotente. Qual è la genesi di questo personaggio?

La genesi di Nardo è da qualche parte nella mia testa. Mi è venuto naturalissimo disegnarlo, perché ho studiato come un matto decine di trattati di antropologia, soprattutto quella evoluzionistica, e autori come Morris, Dimond, Nardone, mi hanno dato tutte le risposte che cercavo da anni, relative ai perché e i per come dei comportamenti umani, deviati e non. Non capisco perché tali manuali non vengano imposti nelle scuole.  Ho quindi pescato in quei testi a piacimento e, per divulgare le mie scoperte, le ho cucite addosso a Nardo, una sorta di “giustiziere della notte 2.0”, un novello “Dred”, che è però contemporaneamente un gentiluomo d’altri tempi, un altruista e un operatore di medicina olistica dalle mani d’oro. Gli ho affibbiato i miei gusti musicali, un po’ di mistero negli occhi, e il Nardo è tratto.

 

In tempi come questi, in cui i femminicidi si moltiplicano, hai scelto per un thriller  un tema dirompente. Come ufficiale dei carabinieri, come vivi il fatto che le forze dell’ordine troppo spesso hanno le mani legate?

Non direi che hanno le mani legate. Direi che devono rispettare le leggi e, ci aggiungo. per fortuna. Tra l’altro con il “codice rosso”, modifica legislativa recente, le forze di polizia e le procure hanno strumenti nuovi e molto efficaci che nel 2014, quando è ambientato il romanzo, non c’erano. La cronaca dimostra che la legge comunque non basta, né mai basterà, perché alcuni impulsi primordiali non si fermano di certo di fronte a una norma che aumenta le pene. Ho giocato su questo, nel romanzo, perché il mio Nardo, coi suoi metodi, punta sul sentimento che da sempre orienta le vite della razza umana e le ha permesso di primeggiare su tutti, nel corso dei millenni: la paura.

Anche gli altri personaggi che racconti hanno un forte impatto emotivo su chi legge, proprio per i loro chiaroscuri, che li rendono particolarmente verosimili.  Come sono nati? Ti sei ispirato a persone reali?

Sì e no. Dico no perché mentre in passato ho voluto ad esempio rendere omaggio con alcuni personaggi a persone care che non ho più con me, in questo caso sono partito da zero. Però ci metto anche un po’ di sì, perché comunque io sono uno scippatore, come gran parte di coloro che hanno la mia passione. Per farti capire cosa intendo, Sabina e le altre donne che tratteggio sono profondamente diverse da ogni donna che io abbia mai incontrato, eppure la responsabile del team di editor della Giunti, che ha curato il mio progetto, leggendomi ha assorbito la mia essenza e mi ha saputo consigliare un libro da regalare a mia moglie, certa di fare centro. E ha fatto centro, eccome. Incredibile, vero? Quindi nel libro c’è tanto di me, e del mio mondo, è innegabile. Magie del mondo della narrativa.

Nel tuo romanzo scandagli l’animo umano demolendo pezzo dopo pezzo la concezione di Amore e, per farlo, hai scelto una donna in carriera,  pratica, con i piedi ben  piantati a terra, che però svela fin dalle prime pagine i suoi lati deboli al lettore. Ti sei calato nei panni di Sabina Mondello per raccontare una storia di “scimmie nude”, come è stata questa esperienza? È stato difficile per te, uomo, affondare nella sensibilità femminile?

Terribilmente difficile, quanto sfidante, appassionante. Sono ricorso all’aiuto da casa, non lo nego, per alcuni dettagli, ma nel concreto mi sono trovato a voler descrivere una professionista con cui mi piacerebbe lavorare, una donna con la quale non mi dispiacerebbe prendere un caffè e, laddove le cose andassero oltre, che probabilmente mi farebbe soffrire come una scimmia. Temevo il giudizio delle lettrici, lo ammetto, ma sino a ora è stato un trionfo. Sabina, coi suoi difetti e con il suo piglio, piace soprattutto a loro. Sabina E’ una di loro; a volte primeggia, a volte sbaglia, lotta sempre, soffre e ama da impazzire, non rassegnandosi alle lezioni di Nardo che, tignoso, le dimostra, ogni giorno, come l’amore sia solo una parola di cinque lettere.

In questo libro dai una spiegazione su basi scientifiche - e nello stesso tempo suggerisci anche una soluzione non ortodossa per affrontarli - di certi atteggiamenti aggressivi della natura umana. Non volendo fare spoiler, non ti chiederemo qual è la tua posizione in merito, ma ci domandiamo se non pensi che i metodi di Nardo Baggio possano essere un valido suggerimento per difendere le vittime di stalking.

Gli atti persecutori sono crimini difficili. Non sono una rapina, fatto storico standard, tutto sommato semplice, con vittima e criminale, bianco e nero. Lo stalking è grigio per definizione, con ruoli che si intrecciano, i sentimenti che inquinano tutto, spesso vincoli famigliari di mezzo, grande intimità tra i protagonisti, figli, vortici inestricabili di accuse e controaccuse. A differenza di chi fa magari il grafico, o il bancario, io ho toccato con mano decine e decine di casi di persecuzioni, di ogni tipo, tanto da riuscire a tracciare un filo conduttore che li accomuna. Suggerisco, quindi, attraverso il romanzo, un approccio diverso, soprattutto da parte delle vittime delle minacce più crude, per disinnescare alcuni meccanismi atavici, che ci governano tutti. Ma attenzione, per quanto ispirata alla realtà, è narrativa!

La violenza, poi, non è mai la risposta, se non quando a sua volta ammessa dalla legge. Nardo è un ibrido, un po’ sbirro un po’ il migliore amico che ogni maltrattato vorrebbe avere, nonché spietato picchiatore, all’occorrenza, ma è pur sempre il protagonista di un romanzo.

Il predatore di anime, a nostro avviso, farà parlare molto di sé perché è un romanzo che va oltre, che pone molteplici dubbi su un tema scottante. Era questa la tua intenzione?

Sì. Parliamone, allora, che fa bene. Lasciamo da parte allarmismi, fuggiamo dal sensazionalismo. La demagogia è pericolosissima, in questi ambiti. Ci sono là fuori scimmie pronte a colpire, che vanno fermate, e che non hanno paura delle conseguenze delle loro azioni, accecate dal possesso, troppo spesso confuso col sentimento. Ci sono inoltre vittime confuse, che spesso ancora amano chi le vuole vedere morte, e sfamano i suoi figli. Parliamone il più possibile, in maniera professionale e pacata.

Come mai hai scelto proprio Roma per ambientare questa vicenda?

Ci ho lavorato per qualche anno, quindi la conosco benino, inoltre non vi ho trattato casi concreti. Era l’ambientazione ideale, quindi, anche perché i grandi numeri della popolazione permettono a uno come Nardo Baggio di agire nell’ombra e, quando occorre, fare paura agli stalker.

Avevi in mente un pubblico preciso?

La via lattea, o giù di lì. No dai, magari un po’ meno. Diciamo che nelle mie ambizioni questo è un testo per gli adulti, tendenzialmente, in cui si possono rispecchiare sbirri, operatori del diritto, vittime e, perché no, anche e soprattutto carnefici. Affronto la questione da tanti punti di vista diversi, pur sapendo che qualche critica arriverà. Ma non mando a nessuno Nardo Baggio, promesso…

Visto l’argomento che affronti, pensi che questo thriller possa aver un maggior riscontro  presso un pubblico femminile?

Me lo auguro. I numeri della cronaca parlano chiaro, del resto. In un quadro in cui gli omicidi, negli ultimi venti anni, hanno avuto un calo importante (nessuno lo dice mai), e quindi anche quelli che vengono chiamati “femminicidi”. Solo la percentuale di vittime “deboli” fatica a calare. Questa rogna non la risolveremo mai, né con la legge, né con tanti Nardo Baggio, ma dobbiamo continuare a migliorare, perché lo stiamo facendo ed è possibile farlo ulteriormente. Lo si fa parlando, scrivendo, leggendo, confrontandosi, su questo tema e su altri correlati. Se il mio punto di vista appare utile a qualcuno, io ci sono.

Progetti per il futuro?  

Il seguito, con gli stessi protagonisti (più o meno) è in lavorazione alla Giunti, e tratta un ambito ancora più truce. Non so se e quando verrà pubblicato… si dice, in questi casi, di restare sintonizzati (www.vitofranchini.com, oppure Vito Franchini su Facebook).

Il terzo della serie è nella mia mente.

Altri, in altri ambiti, con nuovi personaggi, si affacciano ogni giorno e fanno toc toc, ma lì lascio un po’ a fermentare.

Poi c’è il mercato estero, e l’impegnativo universo dei miei primi lavori, solo temporaneamente messi in panchina. C’è, infine, tutta la parte della possibile trasposizione cinematografica del “predatore”, che mi intriga e non poco, ma sulla quale non ho controllo. Ho la fortuna, comunque, di aver affidato i miei scritti a professionisti da urlo, quindi non mi agito. Del resto un lavoro ce l’ho, ed è il più bello del mondo, nonostante tutto.

Chi si ferma è perduto, e io mi fermerò solo al mio ultimo respiro. Anzi, conoscendomi, un po’ dopo.

Grazie  Gabriella ed Elisabetta, è stato divertente.