NOME D’ARTE, NOM DE PLUME, PEN NAME: PERCHÉ LO PSEUDONIMO

Senza titolo

Donne che prendono il nome di un uomo. Uomini che scelgono nomi di donne. Uomini e donne che optano per un nome diverso dal loro. Che cosa spinge un autore a scrivere sotto pseudonimo?

Nora Roberts, Agatha Christie, J.R.Ward, Lewis Carroll, Stephen King, Sophie Kinsella, Sveva Casati Modignani, Alberto Moravia, Stendhal, George Simenon, George Orwell, Michael Crichton, Isaac Asimov, Pablo Neruda, Karen Blixen, Italo Svevo, Liala, George Sand, Yasmina Khadra, George Eliot: che cosa accomuna scrittori così diversi tra loro? Sono solo alcuni degli autori che hanno scelto di usare uno pseudonimo.

Nome d’arte. Nom de plume. Pen name. Pseudonimo. Sono modi diversi per definire un nome di fantasia sotto il quale si cela un autore che, per necessità oggettive o soggettive, ha scelto di non rivelare la propria identità al pubblico. Donne che prendono il nome di un uomo. Uomini che scelgono nomi di donne. O, più semplicemente, uomini e donne che optano per un nome diverso dal loro. La storia della letteratura ne è piena. I motivi possono essere i più svariati, proviamo ad analizzarli insieme.

Abbattere i pregiudizi

Nei secoli scorsi, i pregiudizi nei confronti delle donne sono stati determinanti per adottare uno pseudonimo. Solo per fare qualche esempio, si pensi alle sorelle  Brontë che, temendo che le loro opere   fossero accolte con dei preconcetti sulla scrittura al femminile, si firmarono con gli pseudonimi maschili di Currer Bell, Ellis Bell e Acton Bell.  Lo stesso vale per Louisa May Alcott che, per i suoi romanzi gotici, scelse il nome di A. M. Barnard, non solo per necessità economiche, ma anche perché le sue protagoniste erano troppo femministe per l’epoca ed un uomo poteva rivelarsi più adatto per raccontare personaggi così spregiudicati. Anche se la Alcott preferì l’escamotage di usare solo le iniziali del nome per far pensare ad un autore maschio.

 

150 anni dopo la situazione non è cambiata

 question-738810_1920        Uno studio della Penguin ha evidenziato che, ancora oggi, per un certo tipo di romanzo l’uso di uno pseudonimo maschile si rivela molto efficace. Parliamo di generi che hanno un forte impatto sul pubblico maschile, quali la fantascienza militare, i thriller e i gialli.  Per questo motivo non deve stupire se alcune autrici, come ad esempio Christina Lynch e Meg Howrey, per imporsi sul mercato con il loro primo thriller - City of dark Magic - abbiano scelto lo pseudonimo di Magnus Flyte. Non a caso, in un’intervista che hanno rilasciato per spiegare questa decisione, hanno detto di averlo fatto per non escludere nessun lettore, in quanto è emerso da  diversi studi di settore che gli uomini tendenzialmente preferiscono leggere narrativa scritta da altri uomini.

Scrittori prolifici

Ci sono autori molto prolifici che rendono difficile la vita dell’editore. Un esempio su tutti: John Dickson Carr. La scelta dello pseudonimo, nel suo caso, fu dettata da semplici ragioni commerciali.  Carr scriveva molti più romanzi di quanti ne potesse pubblicare  il suo editore, così inventò un nuovo investigatore e trovò un altro editore per pubblicare le nuove storie con lo pseudonimo di Carter Dickson o Carr Dickson. Ma all’epoca gli editori erano molto disponibili. Oggi, viceversa, sono più rigidi e molti di loro sostengono che, a livello di marketing, sia sbagliato uscire con più di un titolo all’anno. A sfatare questa convinzione è stato proprio Stephen King, che convinse la Signet Books a stampare altri libri, con lo pseudonimo di Richard Bachman, di cui Thinner vendette la bellezza di 28.000 copie, decuplicate quando poi venne scoperta l’identità di Bachman.

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Cinque motivi per scegliere uno pseudonimo

  • Mantenere l’anonimato. Elena Ferrante, in un’intervista al Paris Review, sostiene che l’anonimato è “una testimonianza contro la auto-promozione ossessivamente imposta dai media”.  A suo avviso, l’attenzione non deve essere posta sull’autore, bensì sul libro.
  • Ricordare qualcuno a cui si è legati. Molti sono gli autori che hanno scelto uno pseudonimo legato a persone care. Alberto Moravia, alias Alberto Pincherle, scelse il cognome in ricordo della nonna. Yasmina Khadra, alias Mohamed Mulessehul, ha scelto il nome della moglie che lo ha convinto a sfidare la censura del suo paese. Umberto Saba, alias Umberto Poli, prese il nome della sua balia.
  • Distinguere i generi della propria produzione. Una scelta che troviamo a partire da Agatha Christie, che per i suoi romanzi rosa scelse il nome di Mary Westmacott, fino ad arrivare a Nora Roberts, che per differenziare la propria produzione ha scritto, a seconda del genere, sotto  gli pseudonimi di J.D. Robb, Sarah Hardesty e Jill March. Ma anche Charles Lutwidge Dodgson, autore di libri di matematica, quando pubblicò Alice nel paese delle meraviglie si firmò Lewis Carroll. E Isaac Asimov pubblicò young adults sotto il nome di Paul French.
  • Scegliere un marketing adeguato. In alcuni generi, ad esempio il giallo, la fantascienza o il fantasy, è ancora preferibile utilizzare nomi stranieri o maschili, come nel caso di Magnus Flyte, nominato sopra, o in quello di Alice Sheldon, che si firma James Tiptree. E ancora, la stessa J.K.Rowling ha nascosto inizialmente la sua identità di genere dietro due lettere puntate. Infine vogliamo ricordare un esempio inverso, quello di Linnea Nilsson, “autrice” di erotici, in realtà un uomo molto spiritoso che ha fatto outing sui social dichiarando: “Linnea non è nemmeno il mio vero nome, mi chiamo Armando. Però, con tutte queste scrittrici in giro, mi sono detto chi lo vuole leggere un erotico scritto da un uomo? E allora ho scavato nel mio animo sensibile (sono bastati la paletta e il secchiello da spiaggia del mio nipotino) e ho detto proviamoci.”
  • Avere un nome che “funziona”. Il nome che dovrà accompagnare tutta la nostra carriera ci definisce e ci rappresenta agli occhi del mondo. Deve dire di noi, deve restare nella mente e nell’orecchio di chi legge. Avere una sua musicalità. Se questo manca, ecco che Secondo Tranquilli diventa Ignazio Silone, Ricardo Neftalì Reyes Basoalto si trasforma in Pablo Neruda, Ettore Schmitz cambia in Italo Svevo.

      In nomen omen, dicevano i latini, nel nome il destino.