NOIR PER PASSIONE – LUCA OCCHI E OFFICINE WORT

NOIR PER PASSIONE

LUCA OCCHI E OFFICINE WORT

Passione, divertimento e condivisione: queste le parole chiave per entrare nel mondo della scrittura di un autore eclettico e fuori dagli schemi Luca Occhi.

 

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Luca. Ecco cosa ha risposto alle nostre domande.

1)    Lettura e scrittura sono due passioni inscindibilmente inscritte nel tuo DNA, in che modo le concili con l’attività di Officine Wort, che organizza eventi e giochi letterari e il concorso Turno di Notte, che immaginiamo richieda parecchio impegno?

In realtà il difficile è conciliare la “vita letteraria” con “la vita reale”. Scrittura, lettura, e tutte le attività legate a Officine Wort riescono a convivere e a integrarsi fra loro alla perfezione, grazie al denominatore comune della passione. La passione ha un non so che di magico, capace di dilatare i tempi e creare ore di cento e più minuti. Poi c’è la vita reale, fatta di un lavoro che ti da di che vivere (e a cui sono molto grato per questo), una gestione famigliare complicata, la spesa da fare, le cose da ritirare dalla lavasecco, il cambio stagionale delle gomme dell’auto. Qui per uno strano fenomeno di compensazione, il tempo sembra contrarsi, i minuti scorrere  rapidi, sino a far volar via ore che paiono scandite da lancette che girano a velocità doppia rispetto al normale.

2)    Hai cominciato scrivendo racconti e poi sei passato al romanzo. Il  tuo primo, Il Cainita - classificatosi al terzo posto del concorso Giallo Garda -,  lasciava presupporre che sarebbe seguita una serialità con protagonista il commissario Rinaldi, invece ci hai spiazzato con il nuovo romanzo - “Della stessa sostanza del buio”- dove il protagonista è tutt’altro e ha una valenza decisamente negativa. Come mai non ti sei lasciato tentare della serialità e hai fatto una scelta così ‘scomoda’?

Perché credo che la scrittura, per riuscire bene, debba essere divertimento, gioia e tecnica, e non frutto di un mero calcolo di convenienza editoriale. Chissà, magari il seguito de Il Cainita è già stato scritto, ma avevo voglia di tornare ai lettori con una nuova storia, con una differente forma di narrazione. Se il tema centrale dei due romanzi resta il Male, ne Il Cainita è contrapposto al Bene sino a confondersi, smarrendo i rispettivi confini, mentre ne Della stessa sostanza del buio la contrapposizione non esiste e il lettore si trova, ad avventurarsi fuori dagli schemi tradizionali del confronto fra protagonista e antagonista, a dover scegliere fra un male e un male minore, personaggi a loro modo tutti negativi, col buio dentro, scommettendo su quale di loro, forse, alla fine riuscirà attraverso un percorso di evoluzione personale a tornare alla luce.

3)   Si dice che il lavoro dello scrittore sia fondamentalmente solitario, ma da quello che si evince dalla tua storia – e dalla citazione di Palahniuk sul sito di Officine Wort (Persino se un giorno venderete il vostro lavoro, nessuna cifra di denaro vi ricompenserà per il tempo che avete speso in solitudine. Perciò, prendetevi subito la vostra "ricompensa", fate della scrittura una scusa per stare fra la gente) -  per te la scrittura è anche condivisione e collaborazione. In che modo?

Dopo un lunghissimo periodo di “coma letterario” (nel senso che leggevo tantissimo, ma non scrivevo una sola riga), una decina d’anni fa ho ripreso a misurarmi con la narrativa, grazie a un corso di scrittura. È stato come tornare in palestra dopo anni d’inattività. Faticoso e anche un po’ doloroso. Al termine di tre anni di corso, con alcuni degli altri partecipanti creammo la Compagnia Letteraria Colonne d’Ercole, con cui per anni abbiamo sperimento varie forme di scrittura e editing collettivo. Quindi la condivisione è nel mio DNA, mentre la competizione proprio non riesco a concepirla. Il concetto che collaborare è molto più divertente e appagante che competere è stato poi trasfuso da me e dai miei due soci, Paolo Bernardi e Marco Gandolfi, nell’esperienza nata con Officine Wort. D’altra parte, lo sapete bene anche voi, scrivendo a quattro mani, quanto sia divertente, bello e gratificante lavorare assieme. Oltre che un continuo strumento per imparare. E, “annunciazione annunciazione”, proprio scritto a quattro mani con l’amico Giorgio Ottaviano sarà il mio prossimo romanzo che uscirà, se tutto va bene, per la fine primavera del nuovo anno.

4)   Quali consigli daresti a chi vuole scrivere gialli o noir ?

Domanda difficilissima, poiché non sono certo di essere in grado di dispensare consigli. Sicuramente leggere tantissima narrativa di genere, di approfondire le tecniche di costruzione delle storie (perché la scrittura è sì inventiva, ma anche tecnica), e soprattutto di divertirsi. Qualunque sia il genere in cui ci si voglia cimentare, la consapevolezza di quel che si fa, e del come, deve andare a braccetto con il divertimento. Se la scrittura non vi rende felici, lasciate stare. Avete mille altri modi meno impegnativi per essere infelici.

5)    Come trovi gli spunti e le idee per le tue storie?

Dal vivere quotidiano. A volte sono fatti realmente accaduti, a volte semplici suggestioni del “e se invece…”. Poi vi sono gli infiniti bisbigli, ammiccamenti, le suggestioni che derivano, spesso in maniera inconsapevole, dai tanti libri letti, film visti, persone conosciute, storie ascoltate. Gli autori che più ami, spesso ti sussurrano all’orecchio. Dal vivere, come dal sognare. Perché in fondo, come spiega bene Stephen King in On Writing, anche i folletti delle storie giocano, nel creare trame, la loro parte. E a dialogare con quelli non te lo può insegnare nessuno; è una dote da visionari innata.

6)    Quanto è importante documentarsi?

Fondamentale, soprattutto per me, che amo spesso inserite flashback storici nell’ambito delle mie narrazioni. E poi, dallo studio, dalle ricerche, nascono sempre ulteriori spunti per nuove storie.

7)    Inizi il romanzo solo se hai una scaletta ben definita  o scrivi di getto?

Dipende. Per Il Cainita, ad esempio, avevo già in mente solo il colpo di scena finale. E sono partito cercando man mano la strada migliore per condurre il lettore sin lì, avendo solo la struttura tecnica dei capitoli, tutti con un delitto iniziale, una parte ambientata ai giorni nostri e un flash back storico, per schema. Nel caso de Della stessa sostanza del buio, invece, avevo già una scaletta ben delineata da seguire, e una serie di personaggi ben determinati nelle loro caratteristiche principali.

8)    Parti da un personaggio o da una situazione?

Anche in questo caso dipende dall’ispirazione. A volte è forte la storia, altre lo sono di più i protagonisti. Ciò che conta è iniziare a scrivere.

9)    Quando scrivi hai in mente un preciso target di lettori?

Più che un target di lettori, ho bene in mente il genere di storia che voglio raccontare. I lettori, spero, poi vengano da sé.

10)  Quanto conta l’ambientazione?

Preferisco quella temporale all’ambientazione intesa come luogo geografico narrativo. Non mi piacciono i romanzi che sembrano delle guide della Lonely Planet, quelli in cui in ogni pagina ti raccontano dove sei. Salvo che tu non sia Izzo, nel suo ciclo di Marsiglia. Mentre amo molto giocare con ciò che dal passato, anche il più lontano, irrompe nella quotidianità delle vite dei miei personaggi.

11)  A tuo avviso è importante seminare indizi che permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione?

È importante seminare indizi, coerenti e credibili, che inducano il lettore a illudersi di essere arrivato da solo alla soluzione. Poi, lo devi sorprendere, senza prenderlo in giro.

12)  Il colpevole deve essere un personaggio che ha una rilevanza nella storia?

Il colpevole, deve essere apparso nella narrazione e deve, in un certo senso, essersi già presentato al lettore Un colpevole che appare solo all’ultima riga del romanzo non mi piace, al livello del tristemente classico “… ma era tutto un sogno”. Troppo facile.

13)   Tre doti che deve avere uno scrittore di gialli/noir

Non saprei… lettore compulsivo, orologiaio paziente e capace nel costruire trame, capacità tecnica nel creare variazioni nella tensione narrativa.

 

Si tratta dell’AEmila Noir Festival, che si terrà a maggio a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, giunto alla seconda edizione e del quale sono, assieme a Fabio Mundadori, direttore artistico.  Un’occasione per ascoltare, in un’intensa due giorni, una trentina di autori. Una bellissima opportunità d’incontro per autori e lettori. In fondo, pure a questo servono i festival. Non è proprio così, al NeRoma Noir Festival, che abbiamo avuto la fortuna di conoscerci?