LUIGI DE PASCALIS – Riflessi in un caleidoscopio tra storia, narrativa fantastica, realismo magico, mito, noir e giallo

LUIGI DE PASCALIS

Riflessi in un caleidoscopio tra storia, narrativa fantastica, realismo magico, mito, noir e giallo.

 

Curioso, amante della storia e della conoscenza in tutti i campi. Il suo sguardo  è sempre rivolto alla commistione tra passato e presente, perché  il passato è la chiave di comprensione del presente e lo scrittore deve essere custode e difensore della memoria. Per conoscerlo meglio, leggete le sue risposte nella nostra intervista.

1. Fantastico, mystery, storia, esoterismo sono gli elementi che si mescolano in molti tuoi scritti, come nasce la passione per questo mix?

Il fantastico nasce con la mia storia personale. Da piccolo la nonna materna mi raccontava di diavoli, streghe, impiccati e patti col demonio riferendosi al folclore abruzzese. E io ho proseguito quel dialogo con lei scrivendo i primi racconti. Dopo averne scritti molti ho rivisitato quel mondo ottocentesco e magico in due romanzi facenti parte di una trilogia di cui resta da scrivere l'ultimo (La pazzia di Dio e, soprattutto, Il labirinto dei Sarra). Alla fine degli anni '90 mi sono appassionato alla vera e propria ricerca storica con un saggio di quasi 600 pagine. Da quel momento il rovistare negli archivi in cerca di spunti è diventato per me imprescindibile da ogni progetto. Il mistery l'ho affrontato dopo aver ripubblicato con La Lepre Edizioni Rosso Velabro, un romanzo storico-fantastico ambientato nella Roma del IV secolo d.C.. Il protagonista, Caio Celso, era piaciuto molto a Luigi Sanvito, direttore editoriale della Hobby & Work, ma poiché dirigeva una collana di Gialli e Noir mi chiese di riprendere le avventure del mio personaggio facendone un investigatore a tutto tondo. E così ho fatto. Direi che mi ci sono divertito.

2. Hai vinto per due volte il Premio Italia, una il premio Aqui per il migliore romanzo storico, sei stato finalista al Premio Camaiore e candidato al Premio Strega 2016: cosa significa questa frequentazione con i premi nella tua vita di scrittore?

Non molto, direi. I premi sono quello che sono e, salvo lo Strega e il Campiello, spostano poco in termini di vendite. Ma aiutano a farsi conoscere. Inoltre, per chi comincia a pubblicare con professionalità, i premi minori sono una ottima palestra e aiutano a far capire se si è o no sulla strada giusta.

3. Quali sono le difficoltà  che hai trovato avvicinandoti al giallo storico?

Frequentare il genere giallo-storico significa per me assecondare la mia passione per la storia senza dimenticare la suspence, cosa che molti scrittori di mainstream spesso tralasciano in favore della “bella scrittura”. Tuttavia devo dire che leggere un romanzo anche avvincente ma con una scrittura sciatta mi deprime. E spesso non riesco ad arrivare alla fine. Credo che occorra avere equilibrio nel mescolare storia, meccanismo narrativo e scrittura ed essere gli editor più severi di se stessi.

4. Come organizzi il lavoro? Parti dalle fonti o dalla trama che poi rimodelli sulla base del periodo storico che hai scelto?

Secondo me la storia non è uno sfondo un po' generico per romanzi di avventure anche di gran livello (es. Dumas, I tre moschettieri), è vita vera ed è piena di personaggi affascinanti e di storie curiose che spesso gli storici di professione non prendono in considerazione. Basta farsi catturare dal  personaggio giusto e starlo a sentire. Secondo me un buon romanzo storico deve mettere in scena la storia vera toccandola il meno possibile (es. Bellonci, Lucrezia Borgia) e magari deve riuscire a mettere in risalto aspetti che gli storici non hanno preso in considerazione. A me è riuscito in parte con Caravaggio e di più con il romanzo su Goya in uscita a fine gennaio. Peccato per il titolo di cui però non sono responsabile (Goya, il pittore maledetto).

5. Quali sono i consigli che daresti a chi si avvicina al thriller storico?

I punti di partenza possono essere due. O per studi  personali conosci a fondo un periodo e usi quello per scovare la tua storia, o hai acquisito strumenti adatti a fare ricerca e leggi saggi e fonti documentarie che ti incuriosiscono approfondendone la bibliografia. Nel primo caso racconti ciò che sai, nel secondo racconti ciò che scopri. Nel primo caso, romanzo dopo romanzo non ti discosti mai dal periodo che conosci, nel secondo sei più libero e meno ripetitivo. Il che a volte non è una buona cosa perché i lettori ormai sono abituati alle serie non solo tv. In entrambi i casi, comunque, devi essere un lettore vorace, devi avere un buon fiuto per capire cosa sarebbe bello e interessante raccontare e, naturalmente, devi avere metodo, padronanza della lingua e buona cultura di base.

6. Tre cose che non bisogna mai fare

Avere fretta, avere fretta, avere fretta. Scrivere bene comporta pazienza e predisposizione alla fatica solitaria; comporta essere consapevole che la scrittura di getto va bene solo per la prima stesura poi bisogna soffermarsi a riflettere su ogni parola, su ogni  frase, su ogni periodo e su ogni pagina; e comporta la rinuncia a ogni pretesa di essere un grande scrittore a prescindere da quello che scrivi. La presunzione uccide il talento. Comunque il segreto di una scrittura bella e densa è cercare di dire il massimo con il minor numero possibile di parole scegliendole con grande cura (vedi i racconti di Borges che contengono mondi interi in ogni rigo).

7. Le regole base per scrivere un giallo storico

Le stesse che servono per scrivere un giallo contemporaneo (personaggi credibili, capacità di seminare falsi indizi, attenzione a chiudere la vicenda senza lasciare in sospeso nessuna domanda che il lettore potrebbe essersi fatta), più un rispetto puntiglioso per il contesto di riferimento. I personaggi devono muoversi e pensare secondo i limiti, la lingua, gli usi e le credenze della loro epoca. In questo campo stonare è facilissimo.

8. Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Borges, Buzzati, Lampedusa, Bassani. Ma anche Stephen King ha un suo mirabile perché. E poi c'è Ken Follet di cui ho letto con attenzione i romanzi di ambientazione elisabettiana senza mai trovarci un errore rispetto alla documentazione storica a mia conoscenza. Ma chi volesse leggere dei libri davvero grandi dovrebbe procurarsi Stoner di Williams e la trilogia della pianura di Haruf: scritture asciutte e perfette che affrontano la vita vera e la trasformano in letteratura.

9. Come trovi gli spunti e le idee per le tue storie?

Sono gli spunti che trovano me, ne incontro uno al giorno. Quello che mi manca è il tempo per affrontarli tutti. Qualche volta attacco con un progetto e scrivo 50, 100 e anche più pagine, poi mi faccio distrarre da un altro spunto “urgentissimo” e passo momentaneamente oltre. Lo so, è sbagliato, ma a volte non riesco a evitare di entusiasmarmi. Così porto avanti più romanzi insieme e faccio una gran fatica.

10. Inizi il romanzo solo se hai una scaletta ben definita    o scrivi di getto?   

Una via di mezzo. Il più delle volte ho un buon inizio e scrivo anche il capitolo finale. Poi progetto 5 o 6 capitoli per volta e li sviluppo. Ma, quando arrivo alla conclusione, spesso il primo finale finisce nel cestino o diventa una specie di “pre-finale”. Se avessi una scaletta ben definita mi annoierei a morte!

11. Parti da un personaggio o da una situazione?

Dal personaggi, sicuramente. Ma anche da una atmosfera, da un mondo.

12. Quando scrivi hai in mente un preciso target di lettori?

Scrivo il romanzo che mi piacerebbe leggere. La mia idea è che se non mi diverto  a scrivere nessuno si divertirà a leggere.

13. Quanto conta l’ambientazione?

Sono un viaggiatore stanziale. Senza una adeguata documentazione sul mondo che sto ricostruendo non andrei da nessuna parte. Devo sapere il più possibile: cibo, storia del pensiero, stili di vita, indumenti, abitudini igieniche, piante urbanistiche ecc. Per descrivere due pagine di duello nel primo romanzo con Benvenuto Cellini mi sono letto un intero trattato cinquecentesco sulla scherma.

14. A tuo avviso è importante seminare indizi che permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione?

Quello con il lettore è un gioco sottile. Un romanzo è un gioco di prestigio. Gli indizi servono a sviare senza ingannare.

15. Il colpevole deve essere un personaggio che ha una rilevanza nella storia?

Il colpevole può essere anche un personaggio marginale. Ma un protagonista degno di questo nome deve avere un antagonista alla sua altezza e questo può anche non essere il colpevole. Le storie, per svilupparsi, hanno bisogno di conflitti.

16. Tre doti che deve avere uno scrittore di gialli/noir

Logica, capacità di osservazione, conoscenza dell'animo umano.