LA PAROLA AGLI AUTORI – SERIAL WRITERS

 

 SERIAL WRITERS

 

Si parla  - e si scrive - tanto di serialità anche nella narrativa  di genere e in quella gialla in particolare. Un pubblico sempre più vasto di lettori affezionati aspetta con ansia la nuova avventura del proprio personaggio preferito, come un tempo si aspettava l’uscita delle puntate dei romanzi d’appendice pubblicate settimanalmente su quotidiani e riviste anche da grandi autori come Dumas, Dickens e Hugo, solo per citarne qualcuno.

Proprio perché crediamo sia un argomento che interessa molti, abbiamo chiesto a cinque  giallisti (considerando un ‘unicum’ le sorelle Martignoni) che hanno deciso di serializzare i loro personaggi da cosa è dipesa questa scelta, come l’hanno sviluppata e se hanno incontrato delle difficoltà. Ecco   cosa ci hanno risposto.

Come è nata l’idea di serializzare il vostro giallo?

GIULIA BEYMAN

Quando ho pubblicato “Prima di dire addio”, della serie Nora Cooper, avevo un progetto televisivo a cui ero molto legata, che ho pensato di trasformare in un romanzo. Le idee all’inizio non erano chiarissime, ma dopo il primo libro è stato naturale decidere di non separarmi da una protagonista alla quale mi ero ormai affezionata.

Nel caso di Emma & Kate – lavoro nato a più mani e più menti, con le colleghe Flumeri & Giacometti e Paola Gianinetto – il progetto è nato invece proprio dalla volontà di creare insieme una serie e affrontare la sfida di applicare alla narrativa un metodo di lavoro tipico delle sceneggiature.

RICCARDO BRUNI

Era da un po’ che pensavo a come sarebbe stato scrivere un seriale. Poi è successo che il responsabile di Amazon Publishing, Davide Radice, mentre stavo lavorando a “La promessa del buio”, mi lanciò là un ‘Hai mai pensato a un seriale?’. Lo presi come il segnale che era arrivato il momento giusto.

 

 

 

 

 

GABRIELLA GENISI

Credo sia dipeso dal fatto di aver firmato due contratti con l'editore Marsilio, nonostante avessi scritto solo il primo episodio. In quel momento ho valutato la possibilità di rendere Lolita Lobosco un personaggio seriale. Il resto lo hanno fatto i lettori, amando il personaggio e chiedendo nuove storie.

 

 

 

 

 

GIULIO LEONI

Se ti riferisci ai romanzi con protagonista Dante, come investigatore, per caso. Scritto il primo romanzo, “I delitti della Medusa”, ho scritto poi altri due romanzi molto diversi, ambientati entrambi tra le due guerre mondiali, “E trentuno con la morte” e “La donna sulla luna”. Ma durante la loro scrittura mi venne in mente un’altra trama, di ambientazione medievale, che mi pareva adatta a vedere come protagonista ancora Dante. E così nacque “I delitti del mosaico”. Poi gli altri sono venuti un po’ alla volta, anche e soprattutto su sollecitazione dei lettori. Invece le avventure della Sezione M sono nate espressamente come serie, con tutte le caratteristiche si una serie tv.

 

 

ELENA E MICHELA MARTIGNONI

L’idea di trasformare quello che era nato come un racconto lungo (“La regina del catrame”) in una serie ci è venuta insieme con Cecilia Perucci, il direttore editoriale di Corbaccio che ci pubblica. Le mandammo il racconto per intrattenerla nei suoi viaggi in treno da Milano e Pavia, non pensando che il personaggio le sarebbe piaciuto e volesse pubblicarlo e continuare con lui! Così, allungato il racconto lungo, ci siamo subito messe sull’episodio due e sull’episodio tre e la prima trilogia è uscita in fretta, con i titoli uno dopo l’altro in pochi mesi (e lo pseudonimo di Emilio Martini ndr).

 

 

Avete lavorato su una bibbia già ‘confezionata’ o l’avete costruita poco alla volta?

GIULIA BEYMAN

Soprattutto nel caso di Emma & Kate abbiamo dedicato ampia parte del lavoro iniziale a costruire la bibbia, definendo il più minuziosamente possibile i personaggi – con tutte le loro caratteristiche psicologiche e fisiche – ma anche ambienti e location. Abbiamo persino cercato immagini che in qualche modo rappresentassero le idee che avevamo in mente, per non correre rischi che potessero esserci incongruenze da un libro all’altro.

Credo che la bibbia sia uno strumento indispensabile per lavorare a una serie, tanto più quando – come nel nostro caso – autrici diverse si ritrovano a creare storie con le stesse protagoniste. Ovviamente si tratta un punto di riferimento ‘in progress’, che bisogna aggiornare con sempre nuovi dettagli man mano che la serie va avanti.

RICCARDO BRUNI

Da subito mi sono messo a lavorare con l’idea di scrivere una trilogia. Per quelli come me che sono cresciuti a pane e trilogie, un progetto di questo tipo è quasi un passaggio obbligato. Ho messo giù una serie di appunti, di cose che sarebbero dovute avvenire nell’arco della serie. Poi ho iniziato a lavorare alla prima storia, “Una sera di foglie rosse”. E, come mi succede di solito, mano a mano che scrivevo il progetto un po’ è cambiato. Ma posso dire di essere rimasto piuttosto fedele all’idea originale.

GABRIELLA GENISI

Non lavoro mai su bibbie, parto da un'idea embrionale e la sviluppo scrivendo. Ogni volta che accendo il computer non ho contezza precisa di quello che scriverò.

GIULIO LEONI

Nel caso della Sezione M ho progettato un racconto trasversale sin dall’inizio, con uno sviluppo continuo del vissuto dei protagonisti. I romanzi di Dante invece seguono le principali tappe della biografia del poeta, con una progressiva maturazione dovuta al trascorrere degli anni.

ELENA E MICHELA MARTIGNONI

La bibbia è stata costruita poco alla volta, così come i comprimari. Il nostro personaggio è in continua discussione con se stesso e noi siamo in continua discussione con lui. In ogni episodio aggiungiamo qualcosa che lo riguardi.

Quali difficoltà hai incontrato nel tempo?

GIULIA BEYMAN

Trovo che con il tempo scrivere nuovi romanzi della stessa serie diventi sempre più semplice. I rapporti con i personaggi si approfondiscono. Vivono con te e tu con loro. Mentre progetti la storia cominciano a suggerirti cosa possono o non possono fare. E piantano i piedi quando corri il rischio di non raccontarli in modo coerente.

Invece una delle difficoltà, forse banale, che trovo nello scrivere lunga serialità, riguarda l’età dei protagonisti e il loro rapporto con il tempo. Se da una parte mi piace vederli immersi nella vita reale – con matrimoni, lutti, “sfidanzamenti”, figli che crescono, mariti che scompaiono – dall’altra non mi capacito che possano diventare qualcosa di diverso da quello che ho immaginato quando ho dato loro vita. In “Prima di dire addio” Nora festeggia il suo cinquantaquattresimo compleanno. E non fa molta differenza che possa averne qualcuno in più… Ma per il tipo di storie che ho in mente per lei, è in questa fascia d’età che continuo a immaginarla. E anche con Emma e con Kate è la stessa cosa. Partendo da questa sensazione, creare una coerenza temporale finisce per essere una spina nel fianco.

A parte questo, gestire una serie che va avanti nel tempo richiede anche una costante attenzione, per evitare di indugiare in meccanismi automatici o prevedibili nell’approccio dei protagonisti alle indagini e alla vita.

RICCARDO BRUNI

La scrittura cambia di continuo. Questo dipende da cosa ti influenza in quel momento, dalle cose che ti stanno intorno, dalla tua sensibilità. Dal fatto che cambi. Ma se scrivi una serie, in cui è il protagonista a parlare in prima persona, devi riuscire a coordinare tutto questo con l’esigenza di mantenere coerente la voce del personaggio. Anche lui può cambiare, certo. Ma deve rimanere riconoscibile. È una questione di equilibrio.

GABRIELLA GENISI

Difficoltà editoriali, e di pubblicizzazione dei libri. Non è facilissimo farsi spazio nel mondo editoriale. La mia rete di protezione è costituita dai lettori.

GIULIO LEONI

Quelle di ogni scrittore, troppe idee e troppo pochi editori!

ELENA E MICHELA MARTIGNONI

La serialità rischia di diventare ripetitiva. Bisogna sforzarsi di trovare sempre idee nuove, di non annoiare il lettore. Mentre vi rispondo così però già penso che non è vero! Infatti, i lettori o gli spettatori delle serie se da una parte non vogliono annoiarsi, dall’altra sono abitudinari e si alterano se gli elementi base cui si erano affezionati vengono cambiati. Ad esempio, quando spostiamo il Commissario Berté da Lungariva riceviamo sempre alcune recensioni negative. Ci sono lettori che non ci perdonano di farlo viaggiare!

Un altro rischio della serialità è quello che noi chiamiamo l’allungamento del brodo. Ovvero, quando gli argomenti vengono a mancare o le novità scarseggiano o la fantasia abbandona gli autori capita di vedere nelle serie episodi sfilacciati che si dilungano su sottotracce di poca importanza… In quel caso sarebbe meglio troncare.

(...continua)