ITALIA IN GIALLO – Riccardo Bruni

ITALIA…IN GIALLO

Riccardo Bruni: La stagione del biancospino

 

Oggi vi portiamo con noi in un mondo all’apparenza incantato, intriso di folklore e miti nel cuore della Maremma toscana, ma dove possono succedere cose orribili e dove si addensano i misteri. È il mondo raccontato da Riccardo Bruni nel suo La stagione del biancospino, uno strano mondo, aggrappato alle pendici di una montagna, il Monte Amiata, fatto di boschi antichi, leggende remote e un piccolo paese in cui si conoscono tutti. Un mondo dove i gatti sanno ciò che si cela dietro le apparenze, dove un evento traumatico ha segnato profondamente la vita degli abitanti, dove nessuno è ciò che dice o finge di essere. E dove c’è una poliziotta alle prese con i segreti della figlia adolescente che dovrà svelare ciò che l’omertà occulta come il manto impenetrabile della neve. Un mondo dove la montagna e il suo bosco vivono in ogni pagina della storia, compenetrati nella narrazione fino ad esserne parte inscindibile e irrinunciabile.

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“C’è una radura appena ai piedi della rupe che chiamano Sasso del Corvo, per via della forma allungata che ne ricorda un po’ il becco. E c’è una piccola grotta, proprio là sotto, dove dicono che si sia nascosto per un certo tempo un brigante sanguinario. Non è molto profonda, ma quanto basta per ospitare voci, leggende, storie, folclore e chiacchiere di paese che parlano di messe sataniche e immigrati clandestini scomparsi. A volte c’è un grosso gufo che vola da queste parti. C’è anche chi dice che questo posto sia il centro esatto del vecchio bosco, il luogo in cui si concentrano le forze che lo abitano. Spiriti. Secondo antiche credenze pagane, che risalgono a prima che costruissero la chiesa del borgo, appena a valle, quando le persone che sono nate da queste parti muoiono, le loro anime vengono a rifugiarsi nel bosco, in attesa.”

da  La stagione del biancospino

 

 

IL LIBRO

Il gatto rosso conosce un segreto. Il gatto nero è morto già altre volte. Il gatto bianco è quello cattivo. Uno strano mondo, aggrappato alle pendici di una montagna toscana, fatto di boschi antichi, leggende remote e un piccolo paese in cui si conoscono tutti. Lì, l’inverno è un pesante manto bianco, una coltre di neve che sembra non dover svanire mai. E una coltre ricopre la mente di Giulio Rodari: arrestato con l’accusa di aver ucciso la sua ex compagna, non ricorda niente di quella notte. Nella sua memoria c’è un vuoto impenetrabile, una dolorosa amnesia. E anche nella memoria del paese c’è una ferita aperta: lo chiamano il Giorno del ponte, ed è il vuoto che quattro anni prima ha inghiottito la vita di sette persone, e ha sconvolto quello strano mondo.

Sotto il manto bianco dell’inverno si celano misteri velenosi. Una parte del vecchio bosco rischia di essere spazzata via, un comitato di cittadini lotta per evitarlo, spiriti inquieti compiono atti inspiegabili, tensioni sottili attraversano la vita di molte persone. Ma i segreti dovranno affiorare, quando la neve se ne andrà, nella stagione del biancospino.

 

 

 

 

 

 

 

“E allora vedi che sei come quelli là, che vogliono distruggere il bosco. Prima la gente di qui si prendeva cura del bosco perché quello era il suo mondo, non perché era un modo di cavarci soldi. E così finisce per aprire le porte di casa a quelli là, che ci vogliono sotterrare i rifiuti della mafia, ma non lo capisci?”

da La stagione del biancospino

 

 

 

 

 

 

“Le registrazioni, il brano di Michele, tutto ruotava attorno a quel luogo magico che era il cuore del bosco.

Ma poi era arrivata la vicenda della GeoService. A quanto pareva, quella storia era da un pezzo che andava avanti. D’un tratto la gente del posto era venuta a sapere che una parte del bosco, proprio vicino al Sasso del Corvo, era stata venduta e sarebbe stata distrutta per lasciare posto a un impianto industriale.”

da  La stagione del biancospino