INTORNO AL GIALLO – AUGUSTO BRUNI -Il mago, l’archetipo del detective

IL MAGO: L’ARCHETIPO DEL DETECTIVE

L’Archetipo del Mago nelle narrazioni del genere Detective Story

Che cosa unisce Amleto e Sherlock Holmes, Edipo e il tenente Colombo, Pandora e Kay Scarpetta? Perché sono personaggi che difficilmente dimenticheremo? Perché la loro natura ha una tale potenza che resta un modello di riferimento attraverso i secoli. Millenni fa, il modello originario era contemporaneamente medico, farmacista, psicoanalista, investigatore: il Mago

Innanzitutto: cosa è un Archetipo? È qualcosa di lontanissimo da noi, ma paradossalmente anche molto vicino. L’Archetipo è una specie di “modello originario”, o se volete una specie di “stampo” su cui sono modellati i comportamenti, i valori umani e certi tipi di storie nel corso dei millenni. Millenni orsono, nell’era del mito, ma anche in quella della leggenda, il Mago era la persona che maneggiava tutte le conoscenze a disposizione. Oggi abbiamo tante scienze diverse, tanti rami della conoscenza. Millenni fa un solo essere umano era contemporaneamente medico, farmacista, psicoanalista, investigatore… una specie di enciclopedia ambulante. Soprattutto il Mago era colui che sapeva distinguere le apparenze dalla verità e che riusciva a capire le cause di un evento – non importa se la causa fosse dietro l’angolo o lontana nel tempo. Inoltre, il Mago ha il potere della visione: egli capisce in anticipo sugli altri come sono andate o come andranno le cose. Ma è disperatamente solo, perché nessuno capisce cosa gli succede, e anche lui non può comunicare cosa ha visto: non lo capirebbero, o lo prenderebbero per pazzo. È questo che succede a una figura a noi familiare come mago Merlino. Merlino tenta sempre di guidare re Artù perché non solo sa cosa è successo alla sua famiglia, ma sa anche come andrà a finire se Artù non gli darà ascolto. Ecco, mago Merlino corrisponde abbastanza all’Archetipo del Mago, ma gli manca ancora una cosa fondamentale: non fa una ricerca, non fa una Detection. Ha, semplicemente, delle visioni. Per avere un Detective che fa una ricerca, una Detection, dobbiamo aspettare ancora qualche secolo.

Se tenete presente questo aspetto riuscite a capire perché nel mio libro ho dato un nome e un volto al primo vero Mago – Ricercatore – Scienziato - Detective della storia umana. Si tratta di Amleto junior, giovane principe di Danimarca e protagonista di uno dei più grandi drammi di Shakespeare. Amleto ha una tragedia familiare alle spalle: qualcuno ha ucciso suo padre Amleto senior. La versione ufficiale parla di un serpente che l’ha morso nel sonno. Ma Amleto non crede a questa versione, ed è pieno di dubbi. Una notte gli compare il fantasma del padre che gli racconta come sono andate le cose. A uccidere Amleto senior è stato lo zio Claudio, fratello del padre, per invidia. Claudio addirittura ha sposato la madre vedova di Amleto, che è complice del delitto. I due, quindi, gli hanno rubato il Regno. Il nostro Amleto junior all’inizio non si fida di questa visione. Ma a poco a poco si convince che le cose sono diverse da come vengono raccontate. Dato che ci sono degli strani movimenti attorno a lui, sta in campana. Si accorge subito che lo zio gli ha mandato due killer (Rosencranz e Guilderstein) e li schiva. Poi si finge pazzo e melanconico e così nessuno riesce a capire cosa stia architettando. Infine passa all’offensiva: decide di far recitare a una compagnia di attori un dramma che riproduce più o meno fedelmente i fatti per come sono andati. Spia di nascosto le reazioni di terrore dello zio traditore e della madre. Riesce così ad avere la conferma di quanto sospettava e di quanto gli aveva raccontato lo spirito del padre. Amleto smaschera i colpevoli e realizza la sua vendetta. Ci sono proprio tutti gli elementi di una Detective Story coi fiocchi.

Vi faccio notare per questo caso specifico che la struttura narrativa è quella del cosiddetto “Detective Inverso”: è una storia nella quale il pubblico sa immediatamente come sono andate le cose, cioè chi è il colpevole. Noi conosciamo tutti una storia così: il Detective in questo caso è il Tenente Colombo. Non solo: di solito alla fine di questa storia salta fuori che il Tenente aveva capito sin dall’inizio come stavano le cose. Solo che per non farsi scoprire, lungo tutta l’indagine, ha fatto il finto tonto. Di solito nelle storie di Colombo è proprio questa falsa “tonteria” a far cadere nella trappola il colpevole. Esattamente come Amleto che si finge pazzo, sragiona, e così nessuno gli fa attenzione, nelle storie di Colombo (che sembra un po’ tonto e fa sempre domande in apparenza assurde), il colpevole si sente sicuro e fa un passo falso, scoprendosi. Tutta la tensione (suspense), sia nel caso di Colombo che in quella di Amleto, sta nel fatto che noi ci domandiamo: riuscirà il nostro detective a scoprire la verità? La verità noi già la conosciamo, ma non possiamo aiutare né Amleto né Colombo. È proprio la nostra impotenza a tenerci sospesi a un filo e a fare il tifo sfegatato per il nostro protagonista. Ogni passo falso di Colombo è un tuffo al cuore. Oppure, al contrario, spesso e volentieri capiamo che Colombo sta giocando come il gatto col topo, esattamente come Amleto gioca a fare il pazzo mentre sta organizzando la trappola per i colpevoli. Tra il 1968 (inizio della serie Colombo) e il 1600 (data probabile di composizione di Amleto) passano tre secoli e rotti, ma come vedete le cose nel fondo non cambiano molto.

 

A inizi ‘800, in Cina, secoli dopo Amleto, avremo il giudice Li, che è un detective vero e proprio e usa moltissime armi e moltissimi trucchi del mestiere del detective moderno. Lo scrittore Xihang non sa nulla della letteratura “gialla” già nata in Europa con Edgar Allan Poe e riprende, pare, dei racconti molto più antichi. Eppure l’Archetipo è esattamente lo stesso: il Mago/detective. In questo caso il giudice Li si traveste da povero mendicante cieco, nessuno ci fa caso, e quindi gira liberamente. Raccoglie informazioni parlando con la gente comune e ricostruisce l’ambiente, la personalità, le abitudini sia della persona uccisa (se c’è un delitto) che dell’ambiente in cui viveva. Soprattutto, il giudice Li usa la logica deduttiva. È il tipo di ragionamento che si usa nelle scienze moderne e che consente di risalire da ciò che è noto (un delitto) all’ignoto (il colpevole) andando indietro nella catena di cause ed effetti. La controprova è andare da ciò che è ignoto (il presunto colpevole, ancora senza volto) a ciò che è noto (il delitto) ricostruendo una serie di relazioni causa-effetto plausibile e probabile. Ancora una volta, come vedete, una figura di Archetipo ridiventa attuale anche senza comunicazioni tra due mondi lontani come Oriente e Occidente. Potenza dell’Archetipo!