INTORNO AL GIALLO – AUGUSTO BRUNI I SOTTO-GENERI DEL DETECTIVE

AUGUSTO BRUNI

I sotto-generi del Detective

(parte seconda)

 

Le storie del detective sono profondamente legate al periodo storico in cui nascono. Ne rispecchiano piuttosto fedelmente le atmosfere, gli umori e soprattutto le ideologie. Il giallo nato a fine Ottocento/inizi Novecento, che possiamo chiamare “Classico”, ha sullo sfondo l’ottimismo della società industriale. C’è un gigantesco balzo in avanti che avviene in tutti i settori: da una parte la società delle macchine promette un futuro di espansione (almeno teoricamente) illimitata, dall’altra la scienza promette immensi benefici perché si sconfiggono malattie fino ad allora incurabili, si inventano nuove sostanze dalle applicazioni sorprendenti, poi ci sono i trasporti, l’elettricità, le telecomunicazioni. L’Esposizione Universale di Parigi del 1900 celebra tutto questo in pompa magna. Nella narrazione Detective c’è una legge chiara che spazza via i capricci di un qualsiasi Sovrano assoluto: viene punito nei Codici solo ciò che definito criminale o illegale. La migliore dimostrazione che la Giustizia funziona è che le indagini siano accurate, che il crimine e il criminale siano puniti, che scontino la loro pena. C’è finalmente una Legge razionale e non arbitraria, che mette al sicuro i malfattori e rassicura i bravi cittadini: nessun delitto rimarrà impunito. Se si riflette in questi termini si capisce perché le storie classiche del genere detective diventano così popolari: il commissario di polizia fa il suo dovere, e la giustizia ordinaria segue il suo corso. Il detective privato arriva dove il commissario di polizia non arriva, vede e intuisce come e meglio del miglior cane da caccia, collega e compara i dati come se potesse riunire in sé un plotone di scienziati e di bibliotecari, ha una mente instancabile ed è in servizio 24 ore su 24. Il detective privato è la sintesi del meglio che la società possa produrre. Il Detective classico è già una specie di SuperEroe, e anche se lo guardano come un essere dotato di facoltà quasi sovrumane, egli dimostra ogni volta che invece è umano, profondamente umano, solo che è dotato di razionalità spinta un chilometro più avanti del normale. Egli incarna il potenziale della scienza e apre l’orizzonte ai computer e agli strumenti tecnologici degli scienziati/ricercatori/detective del futuro. Per l’intanto egli rassicura i bravi cittadini, ancora una volta e sempre di più, che nessun delitto resterà impunito.

Ironia della sorte, proprio a cavallo del secolo, vengono ideate storie di criminali inafferrabili, estremamente romantici, che fungono da contrappeso a quelle del detective: da Fantomas ad Arsenio Lupin sino ai giorni nostri con Diabolik e Satanik. Essi sono la diretta derivazione dei personaggi del c.d. romanzo gotico, eroi negativi di un mondo ancora non dominato dalla razionalità e che esprimono continuamente la convinzione che nel mondo ci sia ben poco di razionale: dagli scienziati pazzi di Jekyll e Hyde e Frankenstein, al Golem di Meyrink, alla Mummia e a Dracula.

 

Nel Detective classico il colpevole è di regola sconosciuto e passivo. Nel primo senso si spiega il nome dato nei paesi anglosassoni a questo tipo di narrazione (“Whodunit?” Cioè “Who has done it?”, Chi è stato?). Nel secondo  senso il colpevole si limita a nascondere le proprie tracce, o al massimo a sviarle con qualche trucco. Il racconto esalta le capacità di deduzione e induzione del detective che risale da un indizio minimo e apparentemente insignificante sino alla causa  principale del crimine. Il Detective classico infatti risolve il Triangolo del mistero ma guardando prevalentemente all’indietro. La linea di confine della narrazione è sempre il momento della scoperta del crimine: la polizia o un passante trova un cadavere in mezza alla strada; il direttore di banca scopre la sua cassaforte scassinata, una persona scompare all’improvviso e se ne sospetta il sequestro, etc.

 

 

Appartengono evidentemente a questa modalità originaria e che definisco “Classica” le figure più note del Detective nel passato, da Dupin a Sherlock Holmes a Miss Marple, a Padre Brown. Questo modo di raccontare è ancora possibile e plausibile anche ai giorni nostri. La “Signora in giallo” o Don Matteo ne sono un buon esempio, così come le recenti riproposizioni de Assassinio sull’Orient Express.

Le cose cambiano un poco nel Detective Moderno, perché l’indagine del Detective si serve sempre di più dei ritrovati della scienza: tanto per dirne una, anche se lo studio delle impronte digitali risale al 1665 (ad opera dello scienziato italiano Marcello Malpighi), l’utilizzo delle impronte stesse viene applicato con precisione assoluta e per indagini di polizia solo a fine ‘800 grazie a Sir Francis Galton e Sir Edward Henry, quest’ultimo capo della polizia di Londra. Nessun Detective potrà più farne a meno, sia per la precisione intrinseca dello strumento (basta una sola impronta a identificare la persona) sia perché i criminali verranno schedati nei primi “database”  e verrà così eliminato un grosso margine di incertezza. In sostanza, lo spazio lasciato all’intuito del detective si riduce parecchio a favore dell’obiettività del dato scientifico. Dall’altro lato, il colpevole (che chiamiamo da sempre Antagonista) ha un ruolo decisamente più dinamico e attivo rispetto alle narrazioni precedenti. Non si limita a occultare le proprie tracce, ne inventa lui stesso di false in modo da sviare da sé le indagini. Questo può avvenire sia in modo materiale (ad es. l’impronta di una scarpa viene fatta ritrovare a bella posta, ma usando una scarpa molto più piccola o più grande di quella dell’Antagonista), sia sul piano delle motivazioni (il movente): ad es. l’Antagonista fa credere che qualcuno era invidioso della vittima e aveva validi motivi per ucciderla, mentre tutte le testimonianze affermavano che non avesse nemici. Il risvolto pratico, sia per chi analizza che per chi costruisce oggi una storia di Detective di questo tipo, è che la linea della narrazione si è spostata in avanti. Il Detective moderno deve occuparsi non solo di ciò che ha generato la serie di avvenimenti conclusi col crimine (andando all’indietro) ma deve anche guardare a ciò che adesso e oggi viene fatto dal colpevole, dall’Antagonista. Avremo così un aumento notevolissimo della tensione, perché  da un lato il Detective deve svolgere una indagine sugli indizi e le prove che trova adesso, dall’altro deve costantemente mettere in relazioni indizi e prove con una ipotetica ricostruzione causale che appartiene al passato: in che modo questa impronta (di adesso) mi giustifica il fatto che (forse) nel passato ipotizzavo che X fosse il colpevole? C’è corrispondenza tra le due cose? O questa impronta mi scardina tutta l’ipotesi iniziale e magari devo ricominciare da capo?

                                                                                                             (continua venerdi 8 maggio 2020)