INTORNO AL GIALLO – AUGUSTO BRUNI. I sotto-generi del Detective

AUGUSTO BRUNI

I sotto-generi del Detective

(parte terza)

Nel terzo sotto-genere del Detective avviene qualcosa di definitivamente diverso. L’Antagonista non solo semina indizi falsi, ma quando si accorge che il detective non c’è cascato, passa al contrattacco. Nel Thriller l’Antagonista è attivo al massimo grado e cerca di sbarazzarsi definitivamente del Detective, questa è posta massima in gioco.

Per chi scrive thriller è estremamente importante sapere che, dal momento della scoperta del crimine alla conclusione della storia, ci dovrà essere una serie di attacchi e contrattacchi alternati tra Detective e Antagonista: ogni volta che il Detective scopre un nuovo e importantissimo indizio, l’Antagonista risponde. Per tornare all’esempio della scarpa fatta in precedenza: un valido contrattacco potrebbe essere l’incendio del magazzino dei reperti, che distrugge tutte le prove materiali accumulate nel corso dell’indagine… e così via “a salire”. Bisogna tenere presente che, come in tutte le ricerche criminali che si rispettino, man mano che la storia va avanti si precisano: i dettagli sulla commissione del crimine, i dettagli sulla possibile identità del colpevole e soprattutto le motivazioni del crimine stesso, cioè il movente. Infine, per usare di nuovo l’immagine del cacciatore, il massimo della tensione si ha  quando per la prima volta c’è un vero faccia a faccia tra detective e antagonista, in cui la posta in gioco è la vita. In tutto questo svolgimento viene utilizzato spesso e volentieri un “trucco” che ha due grossi vantaggi: 1- non altera il modo in cui si svolge la ricerca 2- fa salire la tensione in modo esponenziale. Mi riferisco alla c.d. “ inversione del punto di vista”: improvvisamente il pubblico, e solo il pubblico, viene informato sull’identità del criminale e su cosa sta facendo contro il detective. Ad es. si viene a sapere che il miglior amico del detective è in realtà un traditore, è lui il colpevole, e sta preparando una trappola mortale. Questo punto di vista privilegiato alza la tensione perché gioca sul senso di impotenza del pubblico: noi non possiamo avvisare il nostro beniamino del pericolo che sta correndo. A seconda dei casi poi – sono scelte dello scrittore o dello sceneggiatore – il maggiore effetto emozionale si avrà o con la scoperta dell’identità del colpevole o con la rivelazione della pericolosità dell’attacco. La modalità thriller è diventata popolare spesso grazie a grandi romanzi thriller di successo diventati anche grandi thriller cinematografici: un esempio per tutti è “Il Silenzio degli Innocenti”.

 

Un ulteriore sottogenere in cui si mescolano tutti e tre i precedenti è quello del “Noir”, un termine analogo all’italiano “Giallo” perché in entrambi i casi si trattava di serie poliziesche in forma di romanzo breve, contrassegnate rispettivamente da una copertina nera ed una copertina gialla ( Série noire di Gallimard e Il Giallo Mondadori). Bisogna stare attenti a non confondere atmosfere cupe,  generale degrado sociale e morale, problemi economici e psicologici del detective con la sostanza del genere. Semmai questo è il contorno. Come il detective razionale dell’Ottocento nasceva dall’ottimismo positivista, il detective del “noir” nasce dopo la guerra mondiale, il periodo in cui per la prima volta la scienza e la tecnologia rivelano un volto distruttivo e sono diventate funzionali alla morte e non alla vita (basti pensare ai gas asfissianti come il fosgene, nato inizialmente come ingrediente per la colorazione chimica dei tessuti). La realtà contemporanea è fatta di grandi metropoli anonime dove prospera il crimine organizzato e le zone di contiguità tra mondo degli affari e mondo criminale sono sempre più estese e sempre meno distinguibili. La realtà sociale deraglia, come un tram fuori dai binari, e come la personalità stessa del detective. Non a caso i primi detective privati dell’ hard boiled americano, da Sam Spade a Marlowe, credono poco nella legge ufficiale e molto di più in quella personale, mettono sullo stesso piano morale ricconi e gangster, sono personaggi perdenti, “losers”, nella corsa generalizzata al successo. La serie dei detective del “noir” arriva fino ai giorni nostri con vari accenti regionali, tra spagnoli (Pepe Carvalho), francesi (Nestor Burma), italiani (il Gorilla). Ultimamente il genere è stato rivitalizzato dal geniale americano James Crumley, creatore di CW Sughrue, un detective che nel tempo libero lavora come barista in un topless bar. La caratteristica veramente importante e decisiva del noir non sta, lo ripeto, nell’ambientazione. Il noir è, fondamentalmente, un delitto senza castigo: il detective trova il colpevole ma non riesce a dimostrare la sua colpevolezza perché “qualcuno”, magari in “alto”, fa sparire le prove. Oppure: il colpevole viene arrestato, ma la scampa presto perché l’ambiente a cui appartiene si rivela più corrotto e più pericoloso di lui. Oppure: l’Antagonista ricatta il Detective perché anche questi, al pari dell’antagonista, ha commesso delle gravissime violazioni della legge e a conti fatti sono pari. E così via. Per inciso, c’è una notevolissima prevalenza di Antagoniste femminili, chiamate di volta in volta dark lady o femme fatale, che causano spesso la deriva morale del detective. Due casi emblematici del Noir sono Body Heat- Brivido Caldo, un film da manuale perché ci sono tutti i sottogeneri del Detective, e Match Point, un vero e proprio manifesto del “delitto senza castigo”.

L’ultimo sottogenere che prendo in esame è decisamente poco frequentato dagli scrittori e dagli sceneggiatori. Si tratta del cosiddetto Detective “inverso”. Mentre nel thriller lo spostamento del punto di vista sul colpevole ( che avviene circa a due terzi della narrazione, ma anche un po’ prima) ha l’effetto di innalzare la tensione emozionale senza alterare il corso della detection, nel detective inverso il pubblico sa sin dall’inizio chi è colpevole. La suspense, la tensione, sta tutta nell’interrogativo che il pubblico si pone costantemente, e cioe: “Riuscirà il protagonista (detective) a scoprire il colpevole?”. Questo tipo di narrazione si basa su due possibilità narrative e due effetti emozionali diversi, entrambe realizzate attraverso il solito spostamento del punto di vista. Ne abbiamo degli esempi perfetti nei film di Alfred Hitchcock. Nel primo caso noi avremo un innocente ingiustamente accusato, che lotta con tutte le sue forze per dimostrare la propria innocenza (Io confesso e Il ladro). Nel secondo il punto di vista è completamente quello del colpevole: Nodo alla gola, L’ombra del dubbio, Delitto perfetto. In entrambi i casi noi sappiamo sin dall’inizio chi è colpevole. In tempi recenti abbiamo visto questa dinamica nel geniale Fargo dei fratelli Coen. La modalità diventa ancora più interessante quando noi la spostiamo nell’ambito della serialità televisiva: basti ricordare il celeberrimo Colombo, che di per sé sarebbe una storia di detective moderno, ma con la peculiarità dell’inversione costante del punto di vista sin dall’inizio.

Spero di avervi offerto, con questa carrellata, i materiali di base per comprendere quanto sia variegato il mondo del detective. Per approfondire la tematica vi rimando al mio vecchio libro (con L. Forlai) Detective, Thriller e Noir, pubblicato da Audino editore.