INCURSIONI GIALLE – MICHEL BUSSI

MICHEL BUSSI

L’autore noir più letto in Francia per 20 anni è stato rifiutato dagli editori

“Non amo i detective seriali. Mi piace molto l’idea che non si possa assolutamente prevedere come la storia andrà a finire. E poi mi piace calare i miei intrecci in posti e culture sempre diversi”.

Per questo ha scelto di non avere un personaggio di riferimento, anche se, per sua stessa ammissione, non si può mai dire.  Maestro normanno del thriller, il suo ultimo libro – Tutto ciò che è sulla terra morirà - un’avventura mozzafiato basata sul segreto biblico dell’Arca di Noè, è appena uscito per il suo editore italiano e/o.

GLI OBIETTIVI

Ciò che gli interessa, da amante della lettura e della scrittura, è la capacità di raccontare storie in cui le persone siano in grado di riconoscersi, magari scoprendo qualcosa di sé che ancora non sapevano. Al contrario di altri autori noir, è convinto che proprio il tentativo degli scrittori di crime di comprendere e di empatizzare con chi commette atti ingiustificabili determini una visione “irriducibilmente positiva del mondo”. Questo trova riscontro nella sua affermazione “voglio divertirmi quando scrivo”.

Il primo effetto che vuole raggiungere è la suspense, il secondo è la curiosità circa la sorte dei personaggi. Nel soffermarsi sui loro problemi e sui più piccoli dettagli che li riguardano, Bussi si prefigge di raggiungere un terzo obiettivo: interessare un gruppo sempre più vasto di lettori e, soprattutto, portare i giovani a leggere.

IL LETTORE

Nelle sue parole: “Mi piace l’idea di trascinare il lettore in territori sconosciuti facendogli perdere tutte le certezze.  Non ho un modello. Amo i finali a sorpresa, è una tradizione anglosassone ancora poco usata in Francia. Mi diverto a seminare indizi per trovare la soluzione. Il lettore deve essere attivo, non si deve lasciare manipolare. È un complice del narratore.”

Bussi riconosce che deve molto ai suoi lettori: “Il mio primo romanzo è stato 10 anni nel cassetto, mi piaceva, quindi ho insistito e due anni fa qualcuno mi ha dato fiducia. Il resto lo hanno fatto i lettori.”

IL PUNTO DI PARTENZA

Per me, prima viene la trama, la storia, e poi scelgo il luogo in cui collocarla” afferma Bussi.

Dice che i suoi cassetti sono pieni di manoscritti e progetti di libri (quelli accumulati negli anni in cui gli editori li rifiutavano) e che ciò di cui ha bisogno è “un'idea, un punto di partenza, il pitch della suspense.” Trovata l'idea che dà l'avvio, prima o poi lo scrittore individuerà l’elemento che, una volta inserito all’interno di quella trama, permetterà alla storia di decollare. Bussi sostiene che si tratta di un processo “un po’magico”, di “un lavoro sotterraneo che opera più o meno inconsciamente.” Senza dubbio il suo lavoro di studioso e di geografo lo aiuta a “congegnare le trame dei miei libri come ingranaggi precisi” e a scegliere i luoghi, data la sua conoscenza sociologica del territorio. Ha descritto questo processo creativo come “un incrocio tra una sorta di ‘geografia emotiva’, frutto di una costante rielaborazione e mescolamento di ricordi e studi, e lo spulciare in continuazione le carte geografiche. È questa esplorazione a vari livelli dei luoghi, e dei misteri che possono celare, la mia prima molla quando inizio a scrivere.”

LE DINAMICHE DELLA SCRITTURA

Il suo background culturale offre una solida base alla creazione dei personaggi e delle storie. Una volta impostati, lo scrittore procede con minuzia e accuratezza fino a ottenere i risultati che si è prefissato “perché le piste, la meccanica, il ritmo, la stretta ma anche la psicologia dei personaggi, la coerenza delle loro reazioni siano impeccabili prima di cominciare la scrittura.” Tutto questo  avviene dopo che nella mente ha già stabilito  e “rimuginato” immagini e passaggi dell’intrigo che ha costruito, in ogni minimo dettaglio.

Una volta terminata la stesura di un romanzo, Bussi fa leggere il manoscritto a un gruppo di amici   per ottenere un primo feedback prima di consegnarlo all’ editore. Poi si dedica alle correzioni della forma e a quelle relative all'intrigo se appare troppo complicato per i  suoi correttori oppure troppo prevedibile. Ha dichiarato che probabilmente in futuro si dedicherà ad altri generi, come la fantascienza o i libri per ragazzi, ma sempre “con la stessa preoccupazione di nutrire il romanzo in modo che in sottotesto il lettore ci ritrovi una risonanza con la sua vita.”

IL METODO BUSSI IN PILLOLE

  • Partire da una situazione inverosimile e cercare di darle una spiegazione: il romanzo è il percorso fra uno strano punto di partenza e la sua spiegazione.
  • Pensare lungamente alla storia che si vuole narrare prima di iniziare a scrivere.
  • Scrivere un riassunto di 3/4 righe per ogni capitolo.
  • Buttare giù di getto una prima stesura.
  • Fare una revisione facendo attenzione a tutte le parole, a tutti i dettagli.
  • Cambiare qualcosa se la storia non è buona.
  • Non esitare a tagliare le scene che non funzionano.
  • Pensare sempre al lettore: quali emozioni vuoi trasmettere? I capitoli sono troppo lunghi? E via dicendo.

 

LE TRE METAFORE DI BUSSI

Infine la costruzione di un romanzo può essere  rappresentata da tre figure metaforiche:

La colonna vertebrale (tutto si deve rapportare alla sua idea di base).

L’artigiano (non esiste improvvisazione)

L’architetto (lui sa perché questa o quella maniglia della porta è presente in relazione al piano generale).