INCURSIONI GIALLE : MAX E FRANCESCO MORINI

MAX E FRANCESCO MORINI

UN MIX DI IRONIA , GIALLO CLASSICO,

AMORE PER L'ARTE E PER ROMA

 

Max e Francesco Morini, oltre ad essere fratelli,  sono colleghi, autori teatrali e televisivi. Dirigono  la scuola di Scrittura  Pensieri e Parole di Roma e scrivono per Newton Compton gialli  dal registro ironico, dove l’arte e l’amore per Roma si fondono.  Li abbiamo intervistati  per conoscerli meglio:

  • A breve uscirà la trilogia di Misericordia e Fango, che racchiude i primi tre volumi, Nero Caravaggio, Rosso Barocco e Il giallo di Ponte Sisto. Leggendoli emerge l’amore per l’arte e per il giallo tradizionale, quello deduttivo, il tutto accompagnato da un pizzico di humour. Come dimostrano le vendite, si tratta di una formula vincente, come è nata l’idea?

L’idea di questa serie poliziesca nasce appunto dalla passione che da anni condividiamo entrambi per il giallo classico di deduzione logica a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento e che vede come protagonisti detective indimenticabili come Sherlock Holmes, Poirot, Philo Vance, Ellery Queen, Nero Wolfe, Maigret; dopo più di vent’anni di scrittura comica ci è venuto naturale “sterzare” in questa direzione e cimentarci in una nuova avventura creativa mixando tre ingredienti base, appunto: giallo, humour e l’amore per Roma e per la sua storia millenaria.

  • Parliamo dei vostri protagonisti, il libraio Ettore Misericordia e la sua spalla Fango. Con loro sembra di ritrovare una moderna coppia di Holmes e Watson: è stato un caso o li avete creati a tavolino per dare anche a Roma il proprio Sherlock?

I due protagonisti della nostra serie nascono proprio come tributo al filone di cui abbiamo accennato prima, in cui è quasi sempre presente il dualismo tra un genio della deduzione logica e il suo “assistente”, basti pensare non solo a Sherlock Holmes e Watson, ma anche a Nero Wolfe e Archie Goodwin, Ellery Queen e suo padre, Philo Vance e il procuratore Markham. Per quello che riguarda la nostra serie, tutti e tre i casi sono ambientati ai nostri giorni; il genio è Ettore Misericordia, libraio-detective, e il suo fedelissimo assistente Fango, che è anche la voce narrante dei libri. Proprio come Watson, appunto.  

  • Quali difficoltà incontrate nella scrittura a quattro mani dei gialli?

Sinceramente, per noi ci sono più vantaggi che difficoltà. Scriviamo insieme da tantissimo tempo ( è proprio il caso di dire da una vita, essendo fratelli…),  i meccanismi ormai sono molto collaudati. Poi c’è il vantaggio dei feedback immediati: se uno di noi due, ad esempio,  nella stesura della trama o dell’intrigo giallo commette un errore, l’altro può correggerlo subito, avendo la possibilità di osservare “dall’esterno” il lavoro in fieri.

          

  • Avete ruoli diversi nella scrittura e nella costruzione della storia?

C’ è un interscambio continuo,  un lavoro certosino di “taglia e cuci”, dall’ ideazione della trama alla creazione dei personaggi, dalla stesura dei dialoghi alle ambientazioni; anche se bisogna dire che ognuno di noi due sa fare qualcosa meglio dell’altro, ma non possiamo rivelare chi e cosa!     

  • Quali consigli dareste a chi vuole scrivere gialli o noir ?

Lasciate perdere, cambiate attività! A parte gli scherzi: chi vuole intraprendere un’avventura di questo tipo dovrebbe innanzitutto fare una full-immersion nel genere in tutte le sue declinazioni, libri, film, serie, per riuscire a capire meglio il linguaggio e il codice espressivo giallo-noir-thriller e poi magari arrivare a creare qualcosa di interessante e originale che possa trovare il suo posto in un mercato sempre più saturo.

  • Come trovate gli spunti e le idee per le vostre storie?

L’ideazione è forse la fase più eccitante di questo lavoro; lo spunto di partenza ti viene a trovare improvvisamente, senza che sia tu ad andare a cercarlo, poi non ti molla più finché non hai ben chiara tutta la trama, te la sogni anche di notte!

  • Quanto è importante documentarsi?

E’ fondamentale, soprattutto per la chiave che noi abbiamo dato alla nostra serie, dove ogni caso è legato a un personaggio del passato della storia di Roma che, volontariamente o involontariamente, trascina una scia di sangue fino ai nostri giorni. Perciò studiamo, studiamo, studiamo!

  • Chi di voi è il topo di biblioteca?

In verità nessuno dei due, anche nella documentazione ci dividiamo i compiti; certo non possiamo competere con il nostro Ettore Misericordia, autodidatta coltissimo, che conosce tutto della sua bellissima città, compresi misteri e segreti. E’ proprio per questo che l’ispettore Ceratti non può farne a meno per risolvere i suoi casi, è il suo asso nella manica.

  • Iniziate il romanzo solo se avete una scaletta ben definita o scrivete di getto?

Di solito c’è uno schema base, sul quale in fase di lavorazione aggiungiamo, tagliamo, correggiamo.  E’ divertente arrivare a soluzioni nuove anche nel flusso stesso del lavoro.

  • Partite da un personaggio o da una situazione?

Da entrambi, ma soprattutto dal contesto storico ed artistico a Roma, a cui appartiene il personaggio chiave del caso; il Seicento per Caravaggio, Bernini e Borromini (“Nero Caravaggio” e “Rosso Barocco”), i primi del Novecento, il Liberty e il Varietà per il terzo caso, “Il Giallo di Ponte Sisto”. Ettore Misericordia deve scavare nella vita dei personaggi vissuti nel passato per arrivare a scoprire chi è l’assassino e risolvere il caso, che ovviamente è sempre ambientato ai nostri giorni.

  • Quando scrivete avete in mente un preciso target di lettori?                                                                                                                                          No, se non quello degli appassionati di gialli con cui inevitabilmente dobbiamo rapportarci e metterci in gioco.
  •  Leggendo i vostri romanzi ci si immerge in una Roma inedita , protagonista indiscussa dei vostri libri. Potremmo dire che arte – Roma –  e humour sono il vostro format distintivo? Quanto conta l’ambientazione?                                                                                          Nei nostri romanzi Roma è sia quinta che palcoscenico sul quale si muovono e prendono vita i nostri casi polizieschi; seguendo Misericordia e Fango in giro per la città il lettore perciò ha la possibilità di scoprire location meno turistiche che spesso neanche i nostri concittadini conoscono.
  • A vostro avviso è importante seminare indizi che permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione?                                                 Il “depistaggio” è una caratteristica e una regola fondamentale nella scrittura di un giallo, il lettore deve essere sempre spiazzato dai colpi di scena, dalle sorprese interne alla narrazione, non deve mai arrivare a capire chi è l’assassino prima dello svelamento finale; tuttavia è anche giusto fornirgli, ma sempre sottotraccia, qualche elemento per aiutarlo ad avvicinarsi da solo alla soluzione. La famosa “sfida” al lettore alla Ellery Queen, insomma.
  • Il colpevole deve essere un personaggio che ha una rilevanza nella storia?

Crediamo che non sia sempre necessario; è invece importante il movente psicologico che lo ha portato ad uccidere. In “Rosso Barocco”, per esempio, abbiamo rotto le regole canoniche del giallo proprio in questo senso.

  •  Tre doti che deve avere uno scrittore di gialli/noir

Passione, documentazione, metodo e tanta pazienza! Soprattutto quando, inevitabilmente, manca qualche tassello del puzzle e non tutto torna…

  • Progetti per il futuro?

Aprire una lavanderia a gettoni… Intanto a Luglio uscirà il quarto episodio della serie; poi in questi giorni siamo alle prese con un noir storico in cui però non compariranno Misericordia e Fango… Quindi, chi vivrà, vedrà!!