A SCUOLA DAI GRANDI – MARCELLO FOIS

 

MARCELLO FOIS

Oltre il noir

Oltre la Storia

 

Esordisci nel 1992 con Ferro recente,  un noir corale dal ritmo incalzante, continui con Picta che nel 1995 ti porta il Premio Campiello, a cui seguono il premio Dessi con Nulla (1997) e lo Scerbanenco con Sempre Caro, solo per citare gli esordi. Fai delle incursioni nel linguaggio televisivo firmando una serie di successo quale Distretto di polizia, ti imbarchi in un’epopea romanzesca sulle vicissitudini della famiglia nuorese Chironi, per poi tornare al noir nel 1917 con Del dirsi addio, ambientato a Bolzano con protagonista il commissario Striggio.

Cosa significa per te la letteratura di genere, scrivere noir?

Misurare e testare le mie capacità professionali. Esercitare il privilegio di stupire il lettore attraverso la magia della narrazione che è sempre uguale e sempre incredibilmente diversa. Ribadire che un grande romanzo è tale se una grande scrittura e una grande storia vanno di pari passo.

In un’intervista hai dichiarato che pensavi di tornare alla televisione, ti va di raccontarci  della tua esperienza con Distretto di polizia a confronto con quella di romanziere? Pregi e difetti di una e dell’altra.

Ogni tanto vengo attirato dalle sirene della televisione, ma resisto. Per lo meno finché non riceverò una proposta che abbia quelle caratteristiche di intelligenza e gusto e che ebbe a suo tempo Distretto di Polizia. Di quella stagione ricordo l’entusiasmo pionieristico. Distretto è una serie che per linguaggi e tematiche è ancora insuperata nella produzione italiana. In ogni caso Con Pino Corrias e Gabriele Romagnoli eravamo dei ragazzini a cui avessero messo a disposizione un intero negozio di giocattoli… Una grande fortuna fu poter lavorare con un produttore come Pietro Valsecchi.

Con Pietro e Paolo, pubblicato quest’anno, sei tornato in Sardegna con una storia fortissima sull’amicizia. Lo hai definito il tuo romanzo apicale: puoi spiegarci perché?

Perché contiene e sintetizza moltissime delle mie ossessioni letterarie. PeP è una specie di paradigma della mia scrittura e dei miei temi. L’amicizia, la Storia, la Guerra, la Sardegna e così via… Capita nella carriera di uno scrittore che si senta il bisogno di fare il punto, dopo Memoria del Vuoto, dopo la trilogia dei Chironi, restava ancora una sintesi da fare una sorta di congedo. Questo è PeP.

Cosa ha significato per te vincere numerosi premi letterari ed arrivare finalista allo Strega?

Ha significato molto, essere riconosciuti è più importante di quanto si osi dire. Io scrivo per i lettori, non per me. “Per me” io leggo.

Quali consigli daresti a chi vuole scrivere gialli o noir?

Quello che direi a chiunque volesse fare lo scrittore: di appassionarsi alla storia che si sta scrivendo, di rispettare i personaggi che si sono creati, di considerare il pubblico senza genuflettersi al pubblico. Di scrivere di ciò che si sa e, dunque, di documentarsi su tutto quello che si intende scrivere.

Come trovi gli spunti e le idee per le tue storie?

Non c’è assolutamente nulla di cui non si possa scrivere, nulla.

Quanto è importante documentarsi?

Fondamentale, l’ho già detto.

Quando è importante a tuo avviso conoscere l’A B C delle regole della scrittura?

Prima di decidere di fare lo scrittore. E quando si è capito che questo mestiere senza l’ABC, e senza essere dei lettori famelici, non si può fare.

Inizi un romanzo solo se hai una scaletta ben definita  o scrivi di getto? 

Il titolo innanzitutto, senza quello la macchina non parte, poi mesi di letture e documentazione su luoghi e argomenti; quindi altri mesi a pensare la storia, dunque scrittura che sembra di getto, ma non lo è.

Parti da un personaggio o da una situazione?

Da un personaggio in una situazione.

Quando scrivi hai in mente un preciso target di lettori?

No, chi dice di privilegiare un certo genere di lettori finisce per trascurare tutti gli altri

Molte delle tue storie sono ambientate in Sardegna, la tua terra d’origine,  per te quanto conta l’ambientazion

L’ambientazione è uno dei punti chiave di una scrittura, non ci si può aspettare chissà quale rivoluzione dalle faccende in quanto tali, sempre di misteri da risolvere si tratta. Ma l’ambientazione può rendere straordinarie quelle vicende di indagine ordinaria. La differenza tra Landrù e Stevanin è l’ambientazione no?

A tuo avviso è importante seminare indizi che permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione  dell’intrigo giallo?

Mi piace l’idea che il lettore si fidi di me e mi segua, i trucchetti da settimana enigmistica non mi piacciono granché.

Il colpevole deve essere un personaggio che ha una rilevanza nella storia?

Il colpevole deve essere organico alla vicenda.

 Tre doti che deve avere uno scrittore di gialli/noir.

Lettura, Scrittura, Rispetto.