INCURSIONI GIALLE – FRANÇOIS MORLUPI – Scrittore per scommessa, un noirista che farà parlare di sé

FRANÇOIS MORLUPI

Scrittore per scommessa

un noirista che farà parlare di sé

Ha lasciato a bocca aperta il pubblico con il suo esordio “Formule Mortali”, portando a casa sei premi nazionali con un noir dove è riuscito a trovare un ottimo equilibrio fra il privato dei personaggi del commissariato Monteverde e gli efferati delitti che descrive.

Ci racconti come ti è venuta l’idea di avvicinarti alla scrittura e perché scrivere proprio un giallo…

Ho iniziato a scrivere per scommessa nel 2017. Fondamentalmente sono stati tre i motivi che mi hanno spinto a scrivere...il primo, forse il più importante, era la volontà di evadere dalla quotidianità che mi stava attanagliando a lavoro dove le cose non andavano benissimo. Ho tentato dunque di rifugiarmi in un mondo nuovo, dove io ero il protagonista e nessuno mi schiacciava con il suo peso. Poi leggere una quantità industriale i libri l'anno ha fatto sì che nel mio cervello, qualcosa
venisse seminato ogni giorno.

Il tutto ha germogliato in un determinato periodo, ma probabilmente bolliva da parecchio. Lo stress da lavoro non ha fatto altro che accelerare un processo inevitabile. The last but not the least, è che spesso rimango deluso da alcuni romanzi. Mi sento quasi tradito quando compro un libro pubblicizzato che poi non mi soddisfa. Invece di criticare soltanto, ho voluto mettermi alla prova, agire. E ho partorito “Formule Mortali” in un mese e mezzo.

Formule mortali ha ricevuto molti premi, ti aspettavi un simile successo?

Assolutamente no, sarei un bugiardo se sostenessi il contrario. Il fatto di aver vinto 6 premi nazionali mi riempie di felicità e al tempo stesso mi fa arrossire...come ho detto in precedenza è iniziato tutto per scommessa personale, senza voli pindarici su dove questa sfida personale mi avrebbe portato.

A luglio è uscita la seconda avventura del commissario Ansaldi, “Il colbacco di Sofia”, in cui trasporti i lettori in una Bulgaria fredda e inospitale.  Perché hai deciso di lasciare l’Italia e costringere Ansaldi a indagini estere?

Amo viaggiare e, da quando sono giovane, ho come obiettivo di visitare una capitale europea l'anno. Due anni fa sono stato a Sofia una settimana e sono rimasto colpito da alcuni fattori, come la bellezza della città e dei monasteri nell'entroterra. Poi ho avuto un paio di incontri/scontri con la polizia locale e quando sono tornato a casa ho deciso di mandare Ansaldi in un luogo totalmente diverso dalla Corsica e il calore dei suoi abitanti, apparsi in “Formule Mortali”.

“Il Colbacco di Sofia” è già prefinalista al premio Garfagnana in giallo, secondo te quale è l’ingrediente che rende i tuoi libri “speciali”?

Non lo so, dovreste chiedere ai lettori! Ma se dovessi dirne uno, forse il fatto che i miei personaggi sono reali, né bianchi né neri ma grigi; imperfetti e nella loro quotidianità il lettore può immedesimarsi e sentire un'empatia nei loro confronti.

Quali consigli daresti a chi vuole scrivere gialli o noir?

Di leggerne tanti. Prima di essere uno scrittore bisogna essere un gran lettore. È l'unico consiglio che mi sento di dare.

Come trovi gli spunti e le idee per le tue storie?

Vivendo tutti i giorni in una città come Roma si assiste molto spesso a scene antropologicamente interessanti! Scherzi a parte, a volte racconto esperienze vissute (non gli omicidi, state tranquilli!), scene di vita quotidiana e inserisco degli elementi noir, magari prendendo spunto dalla cronaca nera.

Quanto è importante documentarsi?

Molto, è importante descrivere la realtà, non siamo in un romanzo di fantascienza. Poi è evidente che alcune concessioni ci devono stare. Ad esempio, in “Formule Mortali” ho voluto raccontare il più possibile una realtà come il dark web. Ho dunque letto e riletto vari libri che ne parlavano. Poi c'è da studiare come funziona la polizia, le autopsie e tutto ciò che ruota attorno a un'indagine. Di carne a fuoco ce n'è molta!

Inizi il romanzo solo se hai una scaletta ben definita o scrivi di getto?

Di getto, nessuna scaletta. Piano piano la struttura viene da sé, anche se per “Formule Mortali” a metà libro ho scritto... il finale, per non deviare troppo da dei binari tracciati.

Parti da un personaggio o da una situazione?

È una bellissima domanda, a cui non saprei risponderti. Oramai i personaggi del commissariato di Monteverde posseggono una vita propria, pertanto spesso parto da loro, come se fossero accanto a me e mi raccontassero le proprie esperienze. Capita però di partire anche da una situazione appena vissuta.

Quando scrivi hai in mente un preciso target di lettori?

No, sebbene sappia che il 90% dei miei lettori è rappresentato da genere femminile, scrivo senza target. Non voglio snaturarmi per un potenziale pubblico. Tento di essere me stesso.

Quanto conta l’ambientazione?

Nei miei noir moltissimo, anche perché l'indagine è anche una scusa per poter raccontare altro e affrontare tematiche più o meno importanti. Non ho mai la presunzione di fornire risposte al lettore ma magari di porre qualche domande quello sì. Uno dei personaggi fondamentali delle mie opere è la città in cui vivo, Roma. Il mio rapporto con la capitale è altalenante: a volte fa sentire noi romani in paradiso ma pochi secondi dopo ci catapulta in un inferno di traffico, mezzi che non funzionano, buche e quant'altro. Non riuscirei a scrivere un noir in città che non conosco, non funzionerebbe. Ho bisogno di respirare l'atmosfera della città per poter essere il più preciso e realistico possibile.

A tuo avviso è importante seminare indizi che permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione?

In un giallo classico, alla Christie, sicuramente sì. In un noir non è secondo me fondamentale anche perché il genere noir ha obiettivi e sfumature diverse dal giallo.

Il colpevole deve essere un personaggio che ha una rilevanza nella storia?

Ci sarebbe da discutere per ore su questa domanda...penso che ci sia un tacito accordo tra il lettore e lo scrittore sul fatto che il colpevole debba perlomeno essere citato o nominato o magari avere una certa rilevanza nella storia però questo accordo può essere anche non rispettato...uno scrittore ha la possibilità di infrangere alcune regole e rendere il suo noir unico, per certi versi.

Tre doti che deve avere uno scrittore di gialli/noir

Razionalità, fantasia e coerenza.