INCURSIONI GIALLE – CLAUDIA SALVATORI

CLAUDIA SALVATORI

DA SEGRETISSIMO A DIRETTORE EDITORIALE DI IPERWRITERS

Se guardiamo la tua bibliografia e la tua storia di scrittrice, è evidente che l’etichetta di giallista ti va più che stretta. È vero, hai vinto il Premio Tedeschi e lo Scerbanenco - due riconoscimenti molto importanti nell’ambito della narrativa noir e gialla - ma la tua produzione è talmente varia, e spazia da un genere all’altro, che sfuggi a ogni inquadramento o definizione. E l’impressione è che non ti dispiaccia, vero?

A me non dispiace affatto. L'eclettismo non è premiato nel nostro paese, per una malintesa esigenza di “fidelizzazione” dei lettori a un genere o a un marchio di fabbrica d'autore. Ma io appartengo a una cultura di formazione di almeno due generazioni precedenti alla mia. Quando la Francia era il faro del mondo uno scrittore poteva pubblicare romanzi, teatro, poesia, saggi e diari di viaggio, e veniva seguito. Inoltre io lavoro nella fiction da quasi una quarantina d'anni. Per storia personale ho vissuto di scrittura. Si cambia, ci si evolve, arrivano nuove suggestioni, nuovi stimoli. Una ragazza non ancora trentenne scrive diversamente da una donna di cinquantacinque. Ai pittori, per esempio, è ancora permesso avere dei “periodi”. Di periodi per gli scrittori, non si parla proprio.

Se dobbiamo cercare un  comune denominatore tra i tuoi romanzi, uno è senz’altro la storia. Ma la storia nel suo versante più oscuro, misterioso, visionario e profetico. Per te cosa conta raccontare, al netto della trama?

M'importa di raccontare alternative al mondo contemporaneo, calarmi in culture passate, perdute nella notte dei tempi, ai confini del sogno, e cercare di respirarne l'aria. Le civiltà antiche oggi sono mistificate, disprezzate e combattute: feroci, tiranniche, schiaviste. Come se oggi non avessimo né ferocia, né tirannie, né schiavitù. Ma alle elementari mi parlavano ancora di grandezza dello spirito umano, arte, eroismo, generosità, fedeltà agli ideali... Sono abbastanza vecchia da essere rimasta impressionata dai valori mentre la crisi dei valori era già cominciata da un pezzo.

Uno stile personalissimo, una grande attenzione alla lingua,  alle parole, agli aggettivi…il linguaggio non è mai al servizio della trama, si potrebbe dire quasi viceversa. Quanto è importante per te e quanto lo ritieni importante in generale?

Ho iniziato come sceneggiatrice di fumetti e la trama era tutto. Le descrizioni, nel fumetto, spariscono ingoiate dal disegno. Quando proponevo narrativa mi dicevano che non avevo “esiti stilistici”. Erano anni in cui, se non facevi come minimo il monologo joyciano o una sorta di neobarocco, non avevi stile. Inoltre io scrivevo gialli, che come si sa... non hanno stile. Negli anni '90 me ne sono fregata di tutto e sono andata avanti. Ma ho lavorato moltissimo per trovare una voce mia. La trama, per me, non è al servizio dello stile. Ma tutti e due sono al servizio del messaggio.

Cosa ti ha dato l’esperienza di “Segretissimo”, a cui hai collaborato con la serie “Walkiria Nera”?

Ho imparato qualcosa di nuovo. Dapprincipio mi sono messa umilmente al servizio del format. Poi è andata come al solito: ho spaccato il format e l'ho rimesso insieme a modo mio. Ma devo dire che è stata una delle prove più difficili del mio percorso professionale. Gli scrittori che una volta chiamavano “della corrente mainstream” e che ora sono “generalisti” dovrebbero provare almeno una volta a cimentarsi in un genere che non hanno mai praticato. Fa bene alla scrittura.

Tu hai scritto moltissime sceneggiature di fumetti per la Disney e la Bonelli: come coniughi questo lavoro con quello di autrice “noir”,  volendo a tutti i costi cercare una definizione?

Non sono esattamente un'autrice di noir... ho scritto gialli e thriller. Nei mondi Disney e Bonelli si è sempre fatto uso di questi generi. Come dicevo ho iniziato con i fumetti a ventiquattro anni. Passare al giallo è stata una spinta dovuta a una precisa svolta letteraria epocale. Posso dire che nell'85 l'ho un po' anticipata? Un decennio dopo avrebbero scritto gialli in molti. E un ventennio dopo tutti.

C’è qualcosa che accomuna tutte le tue protagoniste, da Semiramide a Ildegarda, da  Amelia alle due detective Mariarita e Stella fino alla protagonista di Walkiria Nera? Un filo rosso che le unisce?

Le mie protagoniste? Sì, c'è sempre qualcosa che le accomuna. Il bisogno di fare, di creare, di esistere. Non di fare le attiviste femministe, ma di fare. Non di creare “al femminile”, ma di creare. Non di esistere conciliando l'essere mamma e l'affermazione in un campo lavorativo, ma di esistere.

Come trovi le idee e gli spunti per le tue storie?

Leggendo, guardando film, pensando, a volte passeggiando o in treno o in auto.

Qual è il personaggio a cui sei più legata?

Tutti. Ciascun personaggio inscena un lato di me, una mia esperienza, o un mio sogno, o incubo.

Tu hai spaziato nelle epoche storiche più diverse, quanto conta la documentazione?

Moltissimo, perché per me è un divertimento. Il mio perfezionismo mi obbliga a una certa esattezza riguardo a date, avvenimenti e documenti. E' anche una questione di rispetto verso persone e popoli che hanno vissuto prima di noi. Una volta creata la cornice, posso inventare dove i coevi dei miei personaggi... non hanno parlato. La documentazione non è un peso, ma un piacere. La mia mente viaggia quasi da sola, vedendo gli sviluppi narrativi di certi dati e il modo in cui possono essere collegati nella trama.

E l’ambientazione che importanza ha?

La fortuna ha voluto (almeno fin qui) che potessi scrivere di epoche storiche che mi appassionano e mi sono congeniali, come l'antico Egitto o il Medioevo. L'ambientazione è soprattutto una cultura, la vita di quelle persone e di quei popoli. Quello che sentivano, come pensavano. E' importantissima, se non vogliamo dimenticare chi siamo e da dove veniamo.

Inizi a scrivere solo se hai una scaletta ben definita o scrivi di getto?

Preparo una scaletta, un canovaccio di base. Non rigido, ma piuttosto flessibile. Infatti quasi sempre prende altre direzioni, con aggiunte, cambiamenti, rovesciamenti.

Parti da un personaggio o da una situazione?

Da un personaggio, in genere. Sì, da un essere umano che interagisce in un contesto.

In un giallo ritieni sia importante seminare indizi he permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione della trama gialla?

Seminare gli indizi giusti fa parte della corretta esecuzione di una scrittura di genere. Il lettore, più che arrivare alla soluzione, non deve avvertire quel fastidioso senso di mancanza che deriva dai “buchi nella trama”.

Il colpevole deve essere un personaggio che ha una rilevanza nella storia?

Il colpevole, nel thriller di questi decenni, è stato il perno su cui è girato tutto, la vera personalità in luce, mentre il detective sembra esserne l'ombra. Hannibal Lecter, il killer predicatore di Seven... Il detective, che rappresenta la comunità in lotta contro il mostro, che rappresenta tutti, sembra sempre la stessa persona. Nella fiction attuale la “normalità” è grigia.

Tre doti imprescindibili di uno scrittore di gialli e noir

Non saprei che dire... una sola: non avere nessuna paura delle cose che spaventano gli altri, e averne delle cose che non preoccupano gli altri.

Cosa consiglieresti a chi abbia intenzione di scrivere gialli o noir?

Lo stesso: non avere nessuna paura delle cose che spaventano gli altri, e averne delle cose che non preoccupano gli altri.

Che cosa puoi dirci di questa nuova realtà, Iperwriters, di cui sei direttore editoriale?

Iperwriters è un'associazione culturale con la finalità di promuovere e diffondere libri in formato digitale. Libri rari, che sono entrati di contrabbando nel repertorio dei classici o che dovrebbero entrarvi. E libri di autori viventi altrettanto rari e resi quasi invisibili dai meccanismi selettivi della contemporaneità. Siamo naufraghi del Titanic della cultura, della letteratura e delle arti, e ci ritroviamo nel mare del Web, da cui oggi è necessario ripartire. La nostra ambizione è trasmettere la tradizione per mezzo delle tecnologie moderne. Iperwriters è una filosofia, un modo di essere in parte imposto dalla condizione presente e in parte scelto. Cerco di spiegarlo negli editoriali che compaiono su Borderfiction Zone, ogni due venerdì alle ore 13.

Qual è il significato dei nomi delle vostre collane?

 Unforgettable è una collana in cui raccogliamo e riproponiamo libri che sono stati in tutto o in parte dimenticati, pur essendo indimenticabili.

History & lies è la collana dei romanzi storici. L'abbiamo chiamata storia e bugie perché, a parte il fatto che (come ha detto qualcuno) scrivere è mentire, una certa quantità di menzogna è sempre mescolata alla fiction storica, sia pure involontariamente: siamo figli dell'attualità e il pensiero moderno attualizza perfino l'età della pietra, se mai ce n'è stata una. Il nome è perciò provocatorio: attenti alle bugie, ma anche una garanzia:  cerchiamo di raccontarne il meno possibile.

A queste due collane si affiancherà presto una terza: Almost Exist. Sarà la collana degli scrittori italiani viventi, che vivono (come tutti) una quasi esistenza. Li pubblicheremo senza distinzione di genere e di generi letterari, perché vogliamo gettarci alle spalle la divisione fra gialli, spy, rosa, eccetera. I grandi romanzi dell'ottocento potrebbero essere catalogati per genere oggi, ma non lo erano quando uscivano. Anche in questo caso il nome è provocatorio. Noi esistiamo quasi, ma ancora. In via di estinzione forse, ma ancora vivi. La creatività reclama il suo diritto di esistere e respirare.

Con Iperwriters hai pubblicato Inside Hieronymus, un biopic immaginario su Hieronymus Bosch. Il libro era già uscito in precedenza per Mezzotints Ebook.

Esatto. Ci pareva giusto riproporlo al pubblico che in questi ultimi anni non ha potuto leggerlo. È la nostra prima uscita insieme a un romanzo di Pirandello poco conosciuto in Italia, Giustino Roncella nato Bòggiolo, curato da me.

È possibile proporvi dei libri in lettura per la pubblicazione?

Per il momento siamo ancora in una fase in cui siamo noi a cercare gli autori che ci interessano. In seguito sarà possibile... anzi, necessario. C'è una paurosa quantità di talento che circola nel mare del web. Non va assolutamente sprecata. Stiamo pensando a una collana da dedicare proprio agli esordienti.