IL COPYRIGHT DALLE RASSEGNE STAMPA AI MOTORI DI RICERCA – FIDELIO PERCHINELLI

IL COPYRIGHT DALLE RASSEGNE STAMPA AI MOTORI DI RICERCA

 FIDELIO PERCHINELLI

Pubblichiamo molto volentieri un nuovo contributo al dibattito sul copyright, in risposta all’intervento dell’avv. Rossotto, e ringraziamo il dott. Fidelio Perchinelli, la cui ultima carica ricoperta è stata quella di Direttore Generale Asso Comunicazioni e Amministratore Delegato di Assap (Associazione Italiana Agenzie Pubblicità a Servizio Completo)

 

schermata-2012-12-18-alle-17-39-44C'era una volta la rassegna stampa cartacea e prima ancora, nella agenzie di pubblicità, il controllo concorrenza, che comprendeva l'advertising review. Ogni agenzia aveva un ufficio che si occupava di ritagliare giornali, fare fotocopie e distribuire ad accounts, product manager, uffici marketing, uffici pubblicità, un documento che veniva chiamato marketing information.

Era una montagna di fotocopie, ricavate da quotidiani, settimanali, mensili, che invadeva le scrivanie di tutto il mondo o per lo meno del mondo occidentale. Il bello di tutta questa attività è che derivava da abbonamenti che gli editori riconoscevano gratuitamente alle agenzie. Risultato delle trattative per l' acquisto degli spazi.

Quando arrivò la tecnologia del fax, le operazioni si velocizzarono e l'avvento delle televisioni commerciali e delle radio private aumentò la complessità del marketing information, dando vita a show-reel e nastri di riproduzione radiofonica che spesso venivano forniti dagli editori.

A qualcuno venne in mente che da questa attività si poteva creare un commercio. Nacquero le agenzie che cominciarono a vendere le rassegne stampa che potevano essere tematiche, merceologiche, generiche; e naturalmente lo stesso commercio nacque per TV e Radio.

Le agenzie furono ben felici di ridurre i loro costi fissi e gli editori furono sollevati dall' onere degli abbonamenti gratuiti perché i nuovi operatori o pagavano gli abbonamenti o andavano in edicola.

In tutto questo gli editori non si curarono di far valere i loro diritti di copyright fino a quando la diffusione delle rassegne stampa, in particolar modo, mise in luce un problema che in maniera indiretta influiva sulla diffusione di quotidiani, settimanali mensili.

Arrivarono i divieti fino ad ottenere la morte delle rassegna stampa, ma intanto era nato un mostro imprevisto, imprevedibile e del quale ancora oggi non abbiamo preso le misure: I MOTORI DI RICERCA.

Gli editori reclamano i diritti, Google e co. fanno finta di niente, e se qualcuno tenta  atti di forza, si sa già quale sarà la parte soccombente.

I buoi sono scappati? Forse sì.

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Domanda: a suo tempo chi ha impedito a FIEG e a quelli come FIEG nel mondo di creare un motore di ricerca con i contenuti di tutti gli editori?

Sarebbe stato un motore di ricerca limitato? Avrebbero potuto metterci tutte le library  in loro possesso e altro ancora. In altre parole dovevano capire che il mondo era cambiato e dovevano attrezzarsi. Prevalsero le ragioni della concorrenza e della politica ( De Benedetti e Berlusconi insieme? )

Sto vaneggiando? Non lo so.

Credo che però un modo per risolvere il tema dei diritti sia quello di riconoscere un valore alle "pagine" viste. Provo a spiegarmi. Nel gioco agenzia-cliente, possiamo dire che gli editori sono le agenzie creatrici di contenuti-creatività, i motori di ricerca sono i clienti che usano i contenuti (campagne pubblicitarie) per ottenere ricavi  (nel caso dei motori pubblicità, nel caso dei clienti vendita di prodotti ).Così come i clienti riconoscono alle agenzie un compenso per l' utilizzo della loro opera, compenso che può essere riconosciuto anche per un uso prolungato nel tempo. I motori di ricerca potrebbero riconoscere un compenso-diritto in base al numero di volte che quella "pagina" viene vista. Quindi non un diritto a prescindere ma in base all' uso.

In altri termini non tutte le notizie hanno lo stesso valore.

                                             dott. FIDELIO PERCHINELLI