GIULIO LEONI – Giallo storico e narrativa del mistero. Parola chiave : versatilità

 

 

GIULIO LEONI

GIALLO STORICO E NARRATIVA DEL MISTERO. PAROLA CHIAVE: VERSATILITÁ

 

Avete mai immaginato Dante Alighieri in veste di investigatore? Lui sì. Volete saperne di più? Leggete le sue risposte alle nostre domande.

 

Dal giallo alla fantascienza passando per l’horror e il fantastico… Nel 2000 vinci il premio Tedeschi con il romanzo Dante Alighieri e i delitti della Medusa, ci puoi raccontare come è nata l’idea di far diventare Dante un investigatore?
Volevo scrivere una storia ambientata in un periodo storico, il tardo Medio Evo, che conosco meglio di altri, e con un protagonista effettivamente esistito. E che possibilmente fosse un artista, personalità che mi riesce di ritrarre meglio di altri. Ma data la dinamicità della vicenda che avevo in mente avevo bisogno di un personaggio attivo, coraggioso, dalle grandi capacità intuitive e logiche, con una vasta esperienza degli uomini e del male, buon teologo e filosofo, capace di interpretare i segni di eventuali presenze diaboliche ma senza essere vittima di superstizioni o pregiudizi. Non insomma un investigatore da tavolino. Moralmente rigoroso ma anche incline a molte debolezze umane, tutt’altro che indifferente al fascino femminile. Dante è stata la scelta immediata, un uomo che nella realtà era proprio così.

Ci sono state difficoltà nella scrittura di un giallo storico? Quali?
Non particolari, occorre naturalmente una discreta conoscenza del periodo scelto, degli usi e costumi, del linguaggio e soprattutto del modo di pensare. Ma senza esagerazioni, un romanzo non è un saggio storico, se serve ci si possono prendere delle libertà.Come organizzi il lavoro? Parti dalle fonti o dalla trama che poi rimodelli sulla base del periodo storico che hai scelto?
Sempre dalla trama, e dal periodo che l’accompagna. Ogni storia nasce sempre infatti già ambientata in un’epoca definita, la porta con sé.

Quali sono i consigli che daresti a chi si avvicina al giallo/thriller storico?
Anzitutto bisogna nutrire un reale interesse per il giallo e per la storia. Pensare di scriverne uno solo perché si pensa che vada di moda o che sia più facile di altre forme è un grave errore. Poi bisogna leggerne prima molti, attenti soprattutto agli elementi che non piacciono, in modo poi da evitarli.Tre cose che non bisogna mai fare…
Esagerare con l’ambientazione, sacrificando la trama. Il lettore ama la vicenda drammatica, non sapere quanti bottoni ha quella divisa, o di che colore erano i calzoni di Napoleone. Non collegare in modo logico colpevole e delitto, ogni personaggio può commettere dei crimini e non altri, solo il maggiordomo va bene per tutto. Infine non sviluppare la trama in modo logico, e dover alla fine ricorrere a dieci pagine di spiegazioni per far capire cosa è successo.

 Le regole base per scrivere un giallo storico
Ahimè, non ce ne sono, come per qualsiasi altra forma narrativa.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
I grandi scrittori dell’8-900, Manzoni, Mann, Dostoevskij, Proust, Kafka ecc. E poi quelli di genere, da Poe a Lovecraft, da Dickson Carr a Ellery Queen ecc.

Che cosa ha significato per te vincere il Premio Tedeschi?
Veder apprezzata un’idea che a me sembrava buona, ma di cui non avevo ancora riscontri presso i lettori.

Come trovi gli spunti e le idee per le tue storie?
Leggendo, ascoltando, conversando con amici. Quello di trovare le idee è un lavoro come gli altri, richiede tempo e fatica.

Inizi il romanzo solo se hai una scaletta ben definita o scrivi di getto?
Una scaletta molto sommaria, che poi modifico, arricchisco e talvolta stravolgo nel corso della scrittura.

Parti da un personaggio o da una situazione?
Entrambi. In alcuni casi viene prima la storia, e poi si cerca un personaggio adatto a viverla. In altri casi ci piace un personaggio, e la fantasia gli cuce addosso un’avventura plausibile.

Quando scrivi hai in mente un preciso target di lettori?
Sì, gente più o meno simile a me, cui possano piacere le stesse cose. Un libro alla fine è un messaggio, viene meglio se si conosce il destinatario.

Quanto conta l’ambientazione?
Abbastanza, ma non troppo. Se leggi i Tre Moschettieri non stai certo a chiederti come fosse fatta la stanza della regina, o di che colore fossero le scarpe di Aramis.

A tuo avviso è importante seminare indizi che permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione?
Non solo è importante, è doveroso. Non tanto per giocare con il lettore, ma perché in tal modo alla fine per la soluzione basta ricollegare rapidamente tutti gli indizi, senza la necessità che dicevo prima di uno spiegone.

Il colpevole deve essere un personaggio che ha una rilevanza nella storia?
Assolutamente sì, guai a tirar fuori dal cappello un colpevole che compare all’ultimo come se scendesse da un disco volante.

Tre doti che deve avere uno scrittore di gialli/noir
Pazienza, inventiva e soprattutto amore per il proprio lavoro.