CARLO LEGALUPPI – Dietro la sua aria mite e sorniona si nasconde un autore rocambolesco i cui romanzi compongono un agghiacciante mosaico

CARLO LEGALUPPI

Dietro la sua aria mite e sorniona si nasconde un autore rocambolesco, i cui romanzi   compongono -  tessera dopo tessera - un agghiacciante mosaico

 

Prendendo spunto dalla realtà Carlo Legaluppi racconta storie che fanno riflettere, storie sui valori che ormai hanno perso qualsiasi peso nella nostra società. 

Autore della fortunata serie dell’ex capitano del sas Sir Alexander Martini-Miller ha accettato di rivelarci qualcosa di lui e della sua scrittura.

  • Quando è nata la tua passione per la scrittura, visto che hai svolto il tuo lavoro in un settore molto diverso? (Dirigente di un importante Gruppo Bancario ndr)

Il desiderio di scrivere è cresciuto in me di pari passo con la mia grande passione per la lettura. Durante l’adolescenza componevo poesie e coltivavo la segreta ambizione di scrivere un libro di avventure. Gli impegni lavorativi hanno però completamente assorbito il mio tempo e solamente alcuni anni fa sono riuscito a concretizzare il mio sogno e a realizzare il primo thriller, intitolato “La ottava croce celtica – Nulla è come sembra”.

  • Hai frequentato corsi di scrittura creativa, hai avuto un mentore, o hai fatto tutto da solo?

Non ho mai preso parte a corsi di scrittura, né ho avuto mentori. Devo ringraziare gli insegnanti che, sin dalle scuole elementari, mi hanno fatto appassionare alla lettura, mia figlia maggiore Vanessa che mi ha stimolato a scrivere il primo libro e due editor della mia casa editrice (Silvia Beldinanzi e Diego Di Dio) per i preziosi suggerimenti tecnici che mi hanno fornito.

  • Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Il mio modo di scrivere non è stato influenzato da un autore in particolare. Semmai ho assimilato qualcosa da ciascuno dei tanti autori che apprezzo e seguo: Simenon, Lee Child, Daniel Silva, Bernard Cornwell, Martin Cruz Smith, Wilbur Smith, Jack Higgins, Robert Harris, Fruttero & Lucentini, Camilleri, De Giovanni, Lucarelli, Manzini, Malvaldi e Leoni, solo per citarne alcuni.

  • Cosa ha significato per te essere arrivato finalista in diversi premi e averne vinti altri?

La prima volta ho provato incredulità e grande emozione. Più in generale, quando una giuria valuta positivamente un mio libro è per me motivo di felicità per il risultato conseguito e, al contempo, di stimolo per crescere e migliorare ulteriormente.

  • Perché hai scelto di ambientare i tuoi romanzi in Irlanda e in America?

Uno dei problemi maggiori che si trova ad affrontare chi scrive libri è l’originalità. Per questo, considerato che la maggior parte degli autori italiani inserisce le proprie storie nei luoghi in cui vive o che conosce direttamente, ho deciso di dare un respiro internazionale ai miei thriller e di ambientarli in nazioni che non ho mai visitato. Scelta fatta anche da grandissimi autori del passato (es. Salgari) e che mi ha coinvolto in un appassionante e approfondito lavoro di studio e ricerca. In particolare, ho focalizzato l’attenzione sulla cosiddetta Isola di Smeraldo ritenendo la questione nordirlandese ancora aperta, nonostante gli accordi di pace del 10 aprile 1998. Purtroppo le vicende legate alla Brexit mi stanno dando ragione… Inoltre, i temi che ho sinora trattato si collegano benissimo all’attuale contesto statunitense, nonché a quello delle zone del Centro America e del Medio Oriente.

  • Le tematiche che affronti – fanatismo politico e religioso, pedofilia, uso indiscriminato del gas nervino contro i civili, omicidi commessi con il Polonio 210 – hanno tutti una forte valenza sociale, credi che il thriller, il genere narrativo che hai scelto, non sia solo una forma di intrattenimento ma anche un veicolo di denuncia?

Scrivo thriller perché, a mio avviso, è il genere letterario che, anche sfruttando le contaminazioni noir, meglio consente di affrontare tematiche di grande impatto sociale, pur rimanendo in un ambito d’intrattenimento. Una storia ad alto tasso adrenalinico, quando risulta verosimile in quanto legata a fatti accaduti o che potrebbero verificarsi, può infatti influenzare il pensiero dei lettori su quell’argomento. E’ una grossa responsabilità, ma anche un’importante opportunità per far riflettere sui rischi e i tangibili pericoli che aleggiano sopra di noi.

  • Come trovi gli spunti e le idee per le tue storie?

La cronaca è per me, come per tanti altri scrittori di thriller, un’inesauribile fonte d’ispirazione. Devo però osservare che, per quanti sforzi io faccia per delineare situazioni di grande impatto emotivo, per descrivere scene di efferata violenza e per mettere in luce le diverse sfaccettature del “male”, la realtà spesso supera di gran lunga in negativo la mia fantasia.

  • Inizi il romanzo solo se hai una scaletta ben definita o scrivi di getto?

In genere parto da un’idea e da un brogliaccio abbastanza scarno, che sviluppo man mano che vado avanti nella scrittura. Ho sempre in testa due o tre finali (in uno è prevista l’uscita di scena del protagonista dei miei libri, Sir Alexander Martini-Miller, per gli amici Alex) e solo alla conclusione della prima stesura scelgo quello che mi sembra più adatto e rimodulo di conseguenza la storia.

  • Parti da un personaggio o da una situazione?

Amo imbastire le storie iniziando dalle situazioni e dagli ambienti. I personaggi nascono successivamente e le loro caratteristiche si manifestano un po’ alla volta con il procedere della narrazione.

  • Quando scrivi hai in mente un preciso target di lettori?

Non mi sono mai posto il problema. Mi preoccupo solamente di realizzare libri di qualità e che io per primo comprerei. Naturalmente, pubblicando thriller, mi rivolgo principalmente al pubblico che ama questo genere letterario. Ho comunque potuto riscontrare che molti lettori e lettrici che non prediligono questo tipo di libri si sono avvicinati alle mie opere, apprezzandone le parti introspettive, le ambientazioni e l’attenzione che riservo alla sfera dei sentimenti.

  • Quanto conta l’ambientazione?

Per me è fondamentale e, come ho già accennato, è uno degli elementi da cui parto quando delineo una storia. Per imprimere velocità e ritmo al testo limito comunque le descrizioni allo stretto indispensabile, dando spazio a quei dialoghi che consentono di contestualizzare e “mostrare” le azioni.

  • A tuo avviso è importante seminare indizi che permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione?

Se parliamo del cosiddetto giallo classico, indubbiamente sì. Non costituisce invece una delle caratteristiche peculiari dei miei libri. Più che seminare indizi per individuare l’autore di un determinato crimine, cerco infatti di distogliere l’attenzione e di depistare l’intuito dei lettori riguardo alle dinamiche e alle motivazioni che scatenano gli eventi delittuosi.

  • Tu scrivi gialli per ragazzi con tua figlia Vanessa. Come è nata questa speciale collaborazione? Ce ne vuoi parlare?

Vanessa, diplomata in grafica pubblicitaria, ha sempre mostrato una spiccata vena artistica e talora mi aiuta nella promozione di eventi letterari. Ha anche realizzato alcuni inserti grafici per il mio terzo thriller. Il passo per scrivere qualcosa a quattro mani è stato quindi veramente breve. Sempre per rimanere su cose originali, abbiamo deciso di rielaborare per i ragazzi (età indicativa 9/11 anni) alcuni classici del giallo, scegliendo i conigli quali improbabili protagonisti di storie a tinte forti. E’ nato così il libro “Il mistero del caveau” del quale Vanessa ha curato, in particolare, le illustrazioni e che costituisce il primo capitolo di una serie denominata “Conigli, delitti e faccende misteriose”. La seconda opera è in fase di definizione e sarà ambientata in un castello.

  • Tre doti che deve avere uno scrittore di thriller

Fantasia, curiosità e passione per questo genere letterario.

  • Tre cose da non fare mai…

Evitare di inviare a un editore un manoscritto che non ci convince totalmente, non documentarsi a fondo su quello che si scrive, non dedicare la giusta attenzione alla forma della scrittura. Aggiungerei: non esaltarsi per i successi e non abbattersi per i fallimenti.