BACKSTAGE FALSE VERITÀ – II PARTE

FALSE VERITÀ

IL BACKSTAGE

II parte

Nel precedente articolo  abbiamo  parlato della bibbia, della creazione della backstory, del brainstorming e del tema del romanzo.

In linea di massima a questo punto  avevamo individuato i personaggi della storia, il punto di inizio – l’omicidio – e la fine - ossia  come le nostre investigatrici avrebbero scoperto chi aveva commesso il delitto e perché.

LA POSTA IN GIOCO

Dunque  gli elementi della trama erano stati messi a fuoco, ma prima di proseguire dovevamo  definire quale fosse la posta in gioco, ovvero l’elemento di rischio che avrebbe spinto l’acceleratore della suspense, tenendo  il lettore  sulle spine fino all’ultima pagina del libro. 

La protagonista del quinto volume della serie è Chiara, una ragazza accusata di omicidio che si rivolge a  Emma e Kate  perché dimostrino la sua innocenza. È evidente che la posta in gioco doveva riguardare lei.

La domanda che ci dovevamo porre era: cosa  rischia Chiara se le nostre investigatrici non riusciranno a tirarla fuori dai guai?

Sicuramente la prima e logica risposta  era la libertà. Ma si trattava comunque di un concetto astratto, non ci bastava,  avevamo bisogno di qualcosa che fosse al tempo stesso più concreto e più  emotivo, un elemento che  avesse un impatto dirompente sulla nostra protagonista.

E – attenzione spoiler!  ci è venuto spontaneo pensare a suo figlio.

Cosa c’è di più terribile per una madre che perdere il proprio bambino?

Per lui Chiara aveva trovato  la forza di ribellarsi a un rapporto violento,  per lui  era riuscita a fuggire da un rapporto malato e  sempre per proteggere lui si era  rifugiata a villa Dalmasso.  Avevamo una posta in gioco perfetta: il bambino era il mezzo con cui il suo ex l’avrebbe tenuta sotto schiaffo.   

  

LE TAGLINE

Forti degli elementi che avevamo messo a fuoco, abbiamo iniziato a pensare alle tagline della nostra storia. Giulia Beyman sostiene che  sono un’ottima cartina di tornasole per verificare se la trama funziona: se si individuano senza difficoltà, significa  che si è a buon punto.

Prima di tutto chiariamo in cosa consiste  una tagline e perché è cruciale nella  promozione di un libro.

La tagline è uno slogan che sintetizza  il cuore della storia. Deve essere motivazionale, ossia deve spingere il lettore a comprare il libro. Lo deve incuriosire, attirare, coinvolgere.

Amazon Publishing ce ne ha chieste di due tipi, una brevissima – 90 caratteri spazi inclusi – e una più lunga – 180 caratteri spazi inclusi.

Una tagline efficace induce il potenziale lettore a porsi delle domande,  a interrogarsi su cosa si nasconda dietro quelle parole, su quale sia il ‘mistero’ celato nella storia: per questo rappresenta uno  stimolo all’acquisto,

La tagline non deve svelare , ma  lasciare intuire tra le righe.

Nel caso di  False verità, la prima è nata  di getto.

“Credeva fosse la fine di un incubo, invece era solo l’inizio”. 

Pensavamo a Chiara, al coraggio dimostrato  nel lasciare il padre di suo figlio, un uomo violento e prevaricatore, aiutata dall’anziano e facoltoso imprenditore,  che vedeva in lei la figlia che non aveva avuto  e che sembrava offrirle una via d’uscita. E poi, invece, al suo  precipitare in un incubo ancora peggiore, in cui rischiava di essere incriminata per un omicidio che non aveva commesso e  di perdere il suo bambino.

Ne abbiamo discusso fra noi, ci siamo confrontate con Giulia e abbiamo perfezionato la frase  in modo da renderla più incisiva, togliendo quell’ ”invece” e   facendola precedere da un  punto per darle maggiore forza.

"Credeva fosse la fine di un incubo. Era solo l’inizio".

La minaccia era nascosta fra le parole, ma risultava evidente. Dovevamo solo augurarci che fosse abbastanza efficace.

I PERSONAGGI PRENDONO VITA

A questo punto la  storia aveva una direzione.  Conoscevamo l’inizio, la fine e la posta in gioco. Avevamo una tagline a nostro avviso convincente. Era arrivato il momento di occuparci dell’approfondimento e dell’evoluzione  dei personaggi.

Quando scriviamo un giallo, partiamo dal presupposto che tutti i  caratteri che mettiamo in gioco abbiano un loro preciso ruolo nella vicenda. In questo caso avevamo una famiglia in conflitto.  Abbiamo cominciato a descrivere i componenti, immaginando che  tutti loro  avessero un motivo per uccidere il patriarca, Giulio Dalmasso. Ce li siamo divisi e ognuna di noi ha raccontato la storia dal punto di vista del personaggio in questione, creando una sorta di biografia. Lo stesso, ovviamente, è stato fatto per tutti quelli che entravano di diritto  a far parte della trama.

Solo a questo punto, confrontando i vari racconti, abbiamo iniziato a  lavorare alla scaletta.

Ma ci si è presentato un nuovo problema: eravamo troppo fedeli alla realtà…

(continua…)