PIERNICOLA SILVIS – Come si costruisce un thriller

PIERNICOLA SILVIS

COME SI COSTRUISCE UN THRILLER

 

Il lettore bisogna prenderlo immediatamente, quindi già dalle prime righe creo una situazione di conflitto che è parte integrante della trama.”

Torniamo di nuovo a parlare di Piernicola Silvis, ex Questore di Foggia –   già graditissimo ospite della nostra rubrica “A scuola dai grandi” – , che quest’anno ha  vinto il premio ‘Selezione Bancarella’ 2020 con il romanzo Gli illegali, pubblicato nel 2019 da SEM. Un riconoscimento che gli ha fatto particolarmente piacere perché si tratta del premio che viene attribuito dai lettori e dai librai.

Nel congratularci con lui, gli abbiamo chiesto  quale sia il segreto del suo successo e Piernicola ha voluto regalarci le pagine che seguono, dove spiega nel dettaglio la tecnica che  utilizza nella costruzione delle sue storie e che, come  ci ha detto, è diventata “ il suo marchio di fabbrica”.

Naturalmente non sarebbe sufficiente senza il talento e il bagaglio di esperienze che ha accumulato  nei tanti anni in cui ha prestato servizio come dirigente della Polizia di Stato, ma senza dubbio può offrire parecchi spunti a chi intenda cimentarsi nella scrittura di un thriller.

Non ho mai seguito corsi online o scuole di scrittura, né ho mai frequentato uno scrittore che mi abbia dato un metodo. Il sistema che uso è nato solo dal desiderio di voler scrivere una storia, e con il tempo si è affinato fino a diventare un marchio di fabbrica che ha incontrato anche il favore del mio esperto editore, Riccardo Cavallero. Come è normale, prima di tutto devo avere un’idea di cosa voglio scrivere, possibilmente originale (anche se ritengo che pure un’idea non originalissima, se  scritta bene, produrrà un bel romanzo). L’idea nasce camminando, leggendo una notizia, guardando le pubblicità sui muri e via dicendo. Quando l’input arriva e mi piace, lo scrivo a penna al centro di un foglio bianco in pochissime righe: serve solo il concetto. Poi devo far vivere quell’idea, quindi dovrò darle un prima (cioè: come è nata quella certa situazione?), un dopo (cioè: come va a finire quella certa situazione?) e delle linee collaterali (cioè: chi o cosa si infila in quella certa situazione, oltre ai protagonisti?). Tutto questo lo scrivo a penna su quel foglio: al centro l’idea, in alto il prima, in basso il dopo e ai lati le linee collaterali. A questo punto ho un vago abbozzo della trama, che poi sintetizzo in una micro sinossi sul computer, diciamo mezza pagina di foglio word. Se la cosa continua a piacermi, la piccola sinossi viene ripartita in paragrafi, e lentamente quella mezza pagina diventa due pagine, poi cinque, poi sette e via dicendo. Quando questo lavoro è terminato, ho la storyboard, dove sono inserite le scene o gli spunti che poi formeranno il romanzo. Ovviamente, la cosa non è così semplice: la fantasia, che si alimenta giorno dopo giorno, mi costringe a ritoccare, aggiungere o eliminare i paragrafi della scaletta. Dopo questa guerra ho la mia storyboard. Per fare un esempio, la storyboard del romanzo che sto scrivendo è stata scritta in due mesi e conta di 37 pagine. E avendo ormai scritto otto romanzi, so che una pagina di storyboard equivale a circa 15/20 pagine di narrazione, perciò sono anche in grado di capire quanto più o meno sarà lungo il romanzo. Scrivendo thriller, mi sono dato una regola ferrea: il lettore bisogna prenderlo immediatamente, quindi già dalle prime righe creo una situazione di conflitto che è parte integrante della trama: niente prologhi o cose del genere, che in realtà annoiano a morte. Un thriller dev’essere diretto. Torniamo alla storyboard: ora che è stata creata, si passa alla stesura del testo. Qui il mio metodo diventa molto personale. Inizio a scrivere le scene previste nel primo paragrafo della storyboard fin quando non concludo tutti i paragrafi della prima pagina, poi mi fermo: annerisco la seconda pagina della SB, la copio e la incollo sotto quello che ho appena finito di scrivere e inizio a studiarla: modifico, sposto, cancello, aggiungo. Quando credo di avere una situazione soddisfacente, traduco i paragrafi in narrazione. Finito di narrare la seconda pagina di storyboard (quindi sono già a circa 30/40 pagine di narrazione), annerisco la terza pagina, la copio e la incolla sotto quello che ho scritto, e ricomincia lo studio ecc. Tutto questo fino all’ultima pagina della scaletta, e il romanzo è scritto. Inutile dire che durante la stesura apporto tante e tali  modifiche da far sì che il romanzo finito sia molto diverso dalla storyboard iniziale. Dopo, inizia la revisione, argomento difficile perché mentre per la scrittura occorre conoscere i fondamenti e avere il “tocco”, per la revisione invece servono sudore, olio di gomito e pazienza. Io mi regolo così: appena scritte le mie cinque pagine quotidiane, le rileggo e correggo gli strafalcioni, poi modifico il foglio word per avere una visione diversa (se rileggi sempre lo stesso pezzo, alla fine gli errori non li vedi più) e lo rivedo correggendolo. Questa revisione in corso d’opera non basta. A romanzo terminato, rifaccio la stessa cosa ricominciando dal primo capitolo, ma con piccole astuzie aggiuntive. Alla fine, su ogni pagina sarò passato sei volte, il resto toccherà farlo all’editor. Nella narrazione vi sono tante e tali tecniche di cui è impossibile parlare qui, ma un suggerimento voglio darlo: è fondamentale creare un foglio con il calendario della cronologia delle fasi del romanzo, date e giorni. Così facendo, non vi troverete un giorno con le lacrime agli occhi perché non ci capirete più niente. Quando scrissi Un assassino qualunque, il mio primo romanzo, a un certo punto persi completamente il filo della trama, e per alcuni giorni andai davvero in tilt. Ora, con l’esperienza, non permetto più alla storia di distruggermi. Ovviamente, come chiunque scrive sa bene, spesso trama e personaggi se ne vanno per conto loro. Ma (quasi) sempre riesco a tenerli al guinzaglio.