ROMANO DE MARCO Indagatore del buio alla ricerca della verità

ROMANO DE MARCO

INDAGATORE DEL BUIO ALLA RICERCA DELLA VERITà

Lettore onnivoro, direttore artistico del festival Giallo di sera a Ortona, De Marco, oltre ad essere autore di romanzi di successo, da anni scrive articoli per i periodici del Giallo Mondadori.  Per lui il thriller è quello anglosassone. Ha risposto per noi a qualche domanda.

1) Quali consigli daresti a chi vuole scrivere gialli o noir ?

Il mio consiglio è di non cercare di raccontare la storia “mai scritta” o fare di tutto per inventare la trama “estremamente originale”. È più importante saper rielaborare degli “standard” (per usare un linguaggio jazzistico…). Ed è anche molto importante rispettare il contratto implicito con lettore. Quando si scrive un romanzo di genere ci sono alcune regole che non possono e non devono essere disattese. Io mi rifaccio alle famose 20 regole per scrivere romanzi polizieschi che lo scrittore S.S. Van Dine (al secolo Willard Huntington Wright) pubblicò nel 1928. Alcune sono ormai anacronistiche, ma molte altre sono più che valide e andrebbero sempre seguite da chi scrive il genere Crime.

2) Come trovi gli spunti e le idee per le tue storie?

Lo scrittore Mario Vargas Llosa ha dato una bellissima definizione di scrittore, paragonandolo a chi pesca “a strascico” ovvero gettando una rete e trascinandola per raccogliere tutto ciò che vi rimane impigliato. Gli spunti e le idee nascono dal “carburante” che diamo alla nostra fantasia. Innanzitutto ritengo indispensabile per uno scrittore leggere molto. Io mi attesto sui 50 libri l’anno ma vorrei riuscire a leggerne molti di più. Poi ci sono i fumetti, le serie TV, il cinema, l’attualità, Ogni cosa viene catturata dalla “rete” della fantasia di un autore e rielaborata per creare nuove storie.

3) Quanto è importante documentarsi?

Più che importante, direi che è fondamentale. Ed è il segno del rispetto che un narratore prova nei confronti dei lettori. I lettori (lo dico in quanto appartenente alla categoria…) non amano farsi prendere in giro. Per me è una necessità imprescindibile essere sempre documentato sugli argomenti di cui scrivo e conoscere di persona i luoghi nei quali ambiento le mie storie.

4) Inizi il romanzo solo se hai una scaletta ben definita o scrivi di getto?  

I miei primi quattro, cinque romanzi li scrissi di getto con una vaga idea della storia nel suo complesso, senza scaletta e con un lavoro continuo di rilettura e correzione, capitolo dopo capitolo. Oggi (sarà anche l’età che avanza…) inizio spinto da un “fuoco sacro” ma a un certo punto devo fermarmi, raccogliere le idee, fare una scaletta dei capitoli (anche se la cambio continuamente). Penso che il fatto di pubblicare da dieci anni con grandi editori mi faccia sentire in maniera sempre più forte la responsabilità di consegnare ai lettori un prodotto valido, serio, onesto.

5) Parti da un personaggio o da una situazione?

Parto da un’idea, una situazione, quello che chiamo “nucleo narrativo”. Poi scelgo quali personaggi inserire. Spesso li pesco da una cartella di file che ho in testa dove convivono tutti i protagonisti delle mie storie (romanzi e racconti) che spesso, proprio per questo meccanismo, ricompaiono a sorpresa in storie diverse e in momenti diversi della loro vita.

6) Quando scrivi hai in mente un preciso target di lettori?

Genericamente gli amanti del Crime, galassia nella quale rientrano Giallo, Thriller, Noir… però non sono certo selettivo da questo punto di vista. Noi che scriviamo vogliamo solo essere letti da un numero più ampio possibile di lettori. Non gli chiediamo i documenti all’ingresso… Chiunque è benvenuto!

7) Quanto conta l’ambientazione?

Per me moltissimo, ma è una scelta che varia da autore a autore, dipende dalle intenzioni. Ci sono autori bravissimi e di grande successo (es. Donato Carrisi) che rendono le proprie ambientazioni evanescenti, sfuggenti, per la scelta di non legare storia e personaggi a un preciso contesto territoriale, a volte neanche a un’epoca precisa. Io preferisco rendere l'ambientazione parte della storia, raccontare le suggestioni, le emozioni che possono scaturire dal trovarsi in un preciso contesto territoriale. Che poi è una maniera di riportare sulla pagina le sensazioni che io stesso ho provato visitando e scoprendo quegli stessi  luoghi.

8) A tuo avviso è importante seminare indizi che permettano al lettore di arrivare da solo alla soluzione?

Certo che lo è, anzi è fondamentale. Ed è la prima delle regole di Van Dine che recita testualmente: Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencati e descritti.

9) Il colpevole deve essere un personaggio che ha una rilevanza nella storia?

Non voglio essere noioso, ma qui ci casca a pennello un’altra regola, per l’esattezza la numero 10, che recita: Il colpevole deve essere una persona che ha avuto una parte più o meno importante nella storia, una persona cioè, che sia divenuta familiare al lettore, e lo abbia interessato.

10) Tre doti che deve avere uno scrittore di gialli/noir

Deve essere un gran lettore (non solo di gialli) deve avere rispetto per tutto quanto è già stato detto e scritto in questo campo, deve impegnarsi a scrivere dei finali a sorpresa che siano degni di questo nome e non “appiccicati” come accade in tanta narrativa che ci giunge dall’Almerica. E se permetti ne aggiungo una quarta… Non deve lanciare il sasso e poi nascondere la mano, come fanno in molti. Non deve scrivere un giallo o thriller o quello che è e poi dire “Per me i generi non esistono, esistono solo i buoni o i cattivi romanzi.” I generi esistono eccome, servono al lettore per orientarsi e per fare le proprie scelte, e i generi vanno rispettati per ciò che sono, per le loro regole e la loro storia.