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Eli e Gab anni 80
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ELISABETTA:

Ci sono incontri che ti cambiano la vita. Una frase fatta? Forse. Eppure nel nostro caso è stato così. Avevamo 18 anni. Lei faceva l’attrice, provava fino a notte fonda in cantine umide e buie e di giorno frequentava l’università: storia del teatro. Io ero iscritta a lettere, indirizzo storia moderna, organizzavo ‘incontri con gli storici’, leggevo solo letteratura ‘alta’, al cinema solo autori rigorosamente europei. Ma di notte divoravo “Angelica” e “Via col vento”, anche se non lo avrei ammesso neppure sotto tortura. Ci siamo conosciute per caso a un corso di francese. Ricordo che Gabriella mi è venuta incontro con la mano tesa e mi ha detto…

GABRIELLA:

“Ciao, io sono Gabriella e tu?”
“Elisabetta”
“E di che segno sei?”
“Scorpione”
“Davvero? Anch’io! Sento che diventeremo amiche…”
Mai parole furono più profetiche.
Io mi fido delle mie sensazioni. Sempre. E ho avuto ragione. Però in quel momento non sapevo che la mia vita avrebbe preso una strada diversa da quella che immaginavo. Il teatro era la mia passione. Avevo sempre sognato di calcare il palcoscenico e c’ero riuscita. Ma al tempo stesso ero una lettrice accanita: leggere per me è sempre stata una irrinunciabile linfa vitale. Mi piaceva scrivere delle pièces teatrali da rappresentare tra amici, ma non avevo mai pensato alla scrittura come professione. Poi è arrivato l’incontro con Elisabetta…

ELISABETTA:

… che invece non aveva mai pensato di fare altro nella vita.
So che può sembrare presuntuoso, ma una passione è una passione. Da quando ho preso in mano il mio primo libro, ho scoperto l’amore per la lettura. Quello per la scrittura è arrivato subito dopo. A sette anni ho scritto la mia prima favola, letta pubblicamente in classe dalla maestra. Già allora pretendevo che me la facesse pubblicare! Poi ho scritto anni e anni di diari, a cui ogni tanto “attingo” per trovare spunti. Posso dire di aver avuto sempre le idee chiare e un obiettivo preciso: diventare una scrittrice. Però neanche io immaginavo che avrei scritto in coppia….

GABRIELLA:

Invece è nata una sintonia così forte che ci è venuto spontaneo pensare di fare qualcosa insieme. Eravamo tutte e due consapevoli che né gli studi storici né il teatro ci avrebbero permesso di “guadagnarci la pagnotta”, come si dice a Roma. Non avevamo agganci, appoggi… in sintesi nessuna raccomandazione! Ma eravamo piene di idee, motivate e ben decise a farcela con un lavoro che fosse creativo e ci divertisse. Due sognatrici, sì, ma pragmatiche e realiste. Erano gli anni del boom dei romanzi rosa e un giorno Elisabetta mi fa: “Perché non proviamo a scriverne uno?”. Dato il nostro background femminista, non ne avevamo mai letti, ma ci siamo attrezzate: ne abbiamo acquistati una grande quantità, li abbiamo studiati, destrutturati e abbiamo costruito il nostro dopo aver ricavato la struttura, in modo empirico ma…scientifico! Ora veniva la parte più difficile: dovevamo venderlo! Tiravamo a sorte a chi toccava fare la telefonata all’editore di turno…

ELISABETTA:

…e la risposta era invariabilmente la stessa:
“Avete già pubblicato qualcosa?”
Attaccavamo sconsolate. Poi incontrammo una splendida donna, Ivanka Veltroni, madre di Walter, che ci venne presentata da Lidia Ravera. Anche lei scriveva romanzi rosa, per hobby. Anche lei non aveva mai pubblicato. Ci propose di presentare un “pacchetto” agli editori, un primo, autentico germe di “rete”. La sua fiducia ci restituì l’ entusiasmo che si era un po’ appannato. Ci dividemmo le telefonate…arrivarono altre porte in faccia ma noi non mollammo e finalmente un giorno ricevetti una chiamata:
“Sono Anna Giusti, della collana Intimità di Cino del Duca Editore. Il vostro romanzo ci è piaciuto, quando venite a Milano a firmare il contratto?”
Lo ammetto, ho dovuto sedermi. E’ stata una delle emozioni più forti della mia vita.
“Un sogno di cristallo” è stato il nostro primo libro. E’ cominciata così e da allora non ci siamo mai fermate. Ivanka non c’è più, ma è rimasta sempre nel nostro cuore…

GABRIELLA:

…perché ci ha insegnato a credere in noi, nella forza del gruppo, nella solidarietà tra donne.

ELISABETTA:

Il made in Italy è sempre stato una nostra idea fissa…tanto che dopo i rosa siamo passate ai fotoromanzi Lancio, made in Italy per eccellenza e grande bottega di apprendistato per la costruzione di storie, anche se con i limiti di paletti inamovibili. Però, come dice una nostra amica sceneggiatrice, è una bella sfida riuscir a far passare qualcosa di nuovo tra le maglie obbligate del genere…

GABRIELLA:

E a noi le sfide piacciono molto! Ci piace metterci in gioco, è una sferzata di adrenalina a cui è difficile rinunciare. Per questo, a un certo punto, abbiamo lasciato anche i fotoromanzi e ci siamo lanciate in nuove avventure. C’è stata prima la radio, poi la pubblicità per una grossa agenzia, l’Ata Univas, che ci voleva assumere come copywriters , ma…

ELISABETTA:

…abbiamo detto di no! Noi – in questo siamo molto simili – abbiamo scelto, e pagato anche piuttosto caro, la libertà di fare quello che volevamo. Ci abbiamo sempre creduto, anche nei momenti, e ce ne sono stati, in cui tutte le strade sembravano chiuse.

GABRIELLA:

Ma non ci siamo mai perse! Quando è arrivata l’opportunità di scrivere per le guide degli Oscar Mondadori la premiata ditta è ripartita a tutta birra! L’ amicizia si è rafforzata, insieme al progetto di lavoro comune. La nostra, in realtà, è una condivisione di vita…

ELISABETTA:

…nella buona e nella cattiva sorte! Insieme, abbiamo optato per una nuova avventura: la tv. Ci è stata data la possibilità di frequentare i corsi RAI per sceneggiatori tenuti da docenti americani e noi l’abbiamo afferrata al volo. Così è cominciata l’esperienza con la televisione e con la serialità, che ci ha portato ad affrontare generi diversi, dalla commedia al sentimentale, dal ‘legal’ al dramma in costume. E ci ha aperto la strada anche ad altre possibilità di lavoro…

GABRIELLA:

Come dire che non ci siamo fatte mancare niente: editor, supervisori di fiction, docenti di scrittura creativa, recensori letterari… abbiamo spaziato in lungo e in largo, convinte che non si finisca mai di imparare e che la crescita sia la chiave per sentirsi vive. Ed eccoci qui, più vive che mai!

ELISABETTA:

Sì, però manca un pezzo: il nostro ritorno all’editoria! Tutto è partito da un saggio di Janice Radway, Reading the Romance, che ci è stato chiesto di tradurre e commentare: un testo degli anni 70 sul perché le donne leggono storie d’amore. Da lì è partita la nostra riscoperta del mondo del romance attuale, che ci ha riservato molte sorprese. Abbiamo scoperto le più incredibili contaminazioni di generi, un pubblico di lettrici molto agguerrite, una miriade di blog dedicati, un rapporto diretto tra autori e lettori, insomma un mondo in grande fermento. Allora, di nuovo, ci siamo guardate negli occhi e ci siamo dette: perché no? Eravamo stanche di scrivere melò, melò e ancora melò…

GABRIELLA:

…avevamo voglia di leggerezza, di sorridere, di innamorarci anche noi, con i nostri personaggi, ma senza drammi e tragedie. Insomma, di scrivere commedia romantica in piena regola! E così abbiamo fatto. La nostra ‘creatura’ numero uno, ispirata all’ esperienza di autrici televisive – non a caso si chiama “Voglio un amore da soap!” – è stata pubblicata da Emma Books. Poi il resto è venuto a cascata, anche l’editore cartaceo, Sperling & Kupfer, che ha puntato su di noi e sul nostro voler promuovere a tutti i costi l’Italia e le sue eccellenze…

ELISABETTA:

Ed eccoci tornate alla nostra idea fissa del made in Italy! Tutti i nostri romanzi sono ambientati rigorosamente in Italia – Toscana, Capri, Ciociaria, Matera… - hanno protagonisti italiani e raccontano l’Italia, le sue bellezze e la sua cucina. In ogni libro c’è anche un ricettario finale, idea vincente della cuoca della coppia, Gabriella.

GABRIELLA:

Vero. La cucina è un’altra delle mie grandi passioni e ho pensato di metterla a frutto anche nei nostri romanzi. Lo diciamo sempre che nascono in cucina! E’ un po’ il nostro laboratorio di idee, dove facciamo brainstorming, ci confrontiamo, discutiamo, a volte litighiamo…

ELISABETTA:

Sì, succede anche questo. Ma quello che conta è che siamo fermamente convinte che “due teste ragionano meglio di una” e, a cominciare dal nostro metodo di lavoro, è qualcosa che non dimentichiamo mai.

GABRIELLA:

Mettiamo in comune idee, sentimenti, emozioni e, perché no, problemi, magari irrisolti. Ne parliamo, svisceriamo l’argomento, ci ragioniamo e solo alla fine cominciamo a scrivere la scaletta. Solo dopo che il punto di vista è condiviso, che sappiamo con esattezza dove andremo a parare. Insomma, il nostro è un vero e proprio gioco di squadra…

ELISABETTA:

…dove quello che conta è la vittoria della squadra! Lo stesso principio che abbiamo applicato all’associazione di donne da noi fondata con altre sette autrici: EWWA, European Writing Women Association. Associazione di donne che amano la scrittura, professioniste e non. Una rete di sostegno, condivisione e crescita professionale che ci sta dando moltissime soddisfazioni…

GABRIELLA:

…e che sta crescendo a macchia d’olio. Cosa significa? Che avevamo e abbiamo ragione noi: l’unione fa la forza!